Il governo di Pedro Sanchez continua a negare di essere stato informato dell’arrivo in massa di immigrati a Ceuta il 30 e 31 luglio. Da Bruxelles, il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha ribadito di non aver ricevuto alcun avviso dall’intelligence e che i rapporti del Cni non avevano previsto le dimensioni del fenomeno. “Dal primo momento in cui ne abbiamo avuto informazioni, il governo si è attivato”, ha detto, sottolineando anche il fatto che i mezzi satellitari e di monitoraggio dell’agenzia Frontex non hanno rilevato nulla nei giorni precedenti gli ingressi in massa a Ceuta di “quanto si è prodotto” il 30 e il 31 luglio nella città autonoma in Marocco.
I documenti declassificati dall’esecutivo di Sanchez, però, dimostrano il contrario. Tra le 40 carte, vi è la nota tattica del Cni, diffusa il 29 luglio attraverso il sistema di allerta precoce dell’intelligence con le force di sicurezza. Al tempo, era stata trasmessa anche alla Uce-3, il sevizio di informazione della Guardia Civil, e al Cenif, l’omologa unità della polizia nazionale presso il Commissariato di immigrazione. Una comunicazione era stata trasmessa in via straordinaria anche alla Delegazione del governo a Ceuta. Tutti gli attori dalla parte spagnola, dunque, erano stati informati della crisi imminente.
I medesimi dati, però, erano stati inviati dai servizi di Madrid anche ai loro omologhi marocchini: la Direzione Generale di Vigilanza del territorio (Dgst), responsabile dell’intelligence interna e alla Direzione Generale di Studi e Documentazione (Dged), responsabile dell’intelligence esterna. Nelle note, erano stati segnalati due gruppi Whatsapp in cui si stava organizzando l’ingresso in massa nell’exclave spagnola. Uno, chiamato “Assaltare Ceuta”, contava 160mila utenti, mentre l’altro 22mila.
Questo, come sottolineato anche da fonti dei servizi, è la dimostrazione che anche le autorità di Rabat erano state avverite. Esse, però, avrebbero commesso “un errore nella valutazione della minaccia”.
