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Gli attacchi ucraini provocano il razionamento del carburante in Russia

I raid dei droni di Kiev contro le raffinerie russe rischiano di mandare in tilt l’economia russa. E Putin sceglie il silenzio

Gli attacchi ucraini provocano il razionamento del carburante in Russia
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Gli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie petrolifere russe, oltre una ventina circa dallo scorso marzo, cominciano a provocare gravi effetti sull’economia russa, rendendo sempre più complicati gli sforzi del Cremlino di propagandare l’immagine di un conflitto lontano dalle preoccupazioni dei cittadini della Federazione. La strategia di Kiev, che la settimana scorsa è arrivata a colpire una raffineria alla periferia di Mosca che produce oltre un terzo del carburante destinato alla capitale russa e alla regione circostante, sta infatti provocando l’aumento dei prezzi della benzina, restrizioni alla vendita e code interminabili ai distributori.

Sebbene il governo russo non pubblichi dati sull’effettiva quantità di greggio che trasforma in carburante e non siano chiari i tempi di ripresa delle raffinerie colpite dai raid ucraini, gli esperti stimano che tali attacchi abbiano messo fuori servizio più del 20% della capacità di raffinazione della Russia. Un livello di sconvolgimento che, in un recente rapporto, l’Agenzia internazionale dell’energia ha definito senza precedenti nella storia del conflitto cominciato nel 2022.

Tra le regioni più colpite dai droni ucraini c’è la Crimea, dove si registrano gravi carenze di carburante a seguito dei numerosi attacchi contro le autocisterne. In risposta, domenica, il governatore della penisola occupata da Mosca nel 2014 ha annunciato la sospensione della vendita di carburante ai privati dichiarando che solo i servizi governativi essenziali avranno accesso al carburante. Sospese anche le attività turistiche e i campi estivi per bambini fino a settembre.

Come menzionato però la Crimea non è l’unica area in crisi. Stando infatti a quanto riporto dal media indipendente russo Bell, le restrizioni sull’acquisto di carburante sono state estese a 53 regioni della Russia e dell’Ucraina occupata, inclusi territori remoti come l’Artico e la Siberia. Nella Russia centrale, il 21 giugno, le autorità della regione di Vladimir hanno dichiarato che “difficoltà logistiche temporanee” hanno causato code alle stazioni di servizio, con vendite limitate a 30-60 litri per veicolo e hanno esortato i residenti a limitare gli spostamenti e ad evitare di fare scorte di carburante.

Non è la prima volta che Kiev prende di mira le raffinerie della Federazione. L’anno scorso una campagna simile aveva costretto al razionamento in alcune regioni russe ma poi ad ottobre gli attacchi ucraini erano cessati. Come spiegato al Wall Street Journal da Vladimir Milov, ex viceministro dell’energia russo e ora politico dell’opposizione residente all’estero, i nuovi bombardamenti sono diventati più efficaci da quando l’Ucraina ha cominciato a prendere di mira gli impianti russi più grandi e moderni nei quali vengono impiegate attrezzature occidentali difficili da sostituire.

Dopo gli ultimi raid contro la raffineria di Mosca, il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato in un post che “questa è una risposta pienamente giustificata agli attacchi russi contro le nostre città e comunità, e un altro importante risultato del lavoro dei nostri soldati contro le infrastrutture che alimentano la macchina bellica russa”. Per il momento Putin non si è espresso ufficialmente sui razionamenti e il governo russo ha fatto sapere venerdì scorso che sta lavorando per garantire forniture stabili di carburante.

Nel frattempo, però, i social media della Federazione vengono invasi da commenti di cittadini esasperati per le lunghe attese alle stazioni di servizio e c’è persino chi afferma che “ormai la gente è disposta a pagare qualsiasi prezzo per la benzina”.

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