L’Inghilterra sta scivolando verso una forma surreale di autocensura culturale e sottomissione. Da anni nel Paese si assiste a una islamizzazione crescente, che ha toccato il proprio apice in alcune zone, come Birmingham, tra le prime città ad avere un sindaco e un consiglio comunale islamici. E la notizia che proprio il consiglio comunale di Birmingham ha avviato un’azione legale per vietare l’esposizione della Union Jack e della bandiera di San Giorgio sui lampioni stradali, minacciando con fino a due anni di carcere chiunque osi issarle senza un permesso preventivo, fa discutere e rappresenta un punto di non ritorno.
Una decisione che crea sconcerto, soprattutto nei residenti, che si chiedono in quale altro Paese si rischi la prigione per aver esposto il simbolo costituzionale della propria nazione per le strade della città. A Birmingham, in risposta all’aumento dell’islamizzazione, i residenti hanno aderito alla campagna Rise the Colours per tappezzare la città di simboli identitari della propria nazione. La giustificazione ufficiale adottata dall’amministrazione locale, composta da una coalizione che comprende anche i progressisti e i verdi, fa leva sulla “sicurezza pubblica” e sulla “coesione della comunità”, il che significa sacrificare l’identità nazionale e i simboli patriottici pur di non urtare la sensibilità delle comunità islamiche e delle minoranze etniche che popolano l’area urbana, che non si riconoscono nella Croce di San Giorgio e nella Union Jack. Alcuni politici hanno anche sostenuto la tesi che l’esposizione massiva delle bandiere identitarie fosse una conferma dell’aumento del razzismo e della xenofobia. “Chiediamo ai residenti e ai gruppi comunitari di sostenere questo approccio e di assicurarsi che qualsiasi esposizione venga collocata solo dove esiste un’autorizzazione”, fanno sapere dal Comune.
Particolarmente indicativo è il doppiopesismo denunciato da molti residenti, secondo i quali le autorità mostrano si mostrano ferme nel rimuovere le bandiere britanniche ma per mesi si è registrata una palese cautela nell’intervenire su altre manifestazioni o simboli ideologici e identitari esposti nello spazio pubblico, per il timore di innescare tensioni o proteste di piazza. Un Paese che arriva a considerare le proprie bandiere un pericolo pubblico è una nazione che ha rinunciato a difendere le proprie radici e che ormai può essere considerata “persa” nel nome di una pace artificiale. La resa culturale dell’Europa non è più una minaccia futura, ma una realtà in molte zone del Continente. “Siete stati conquistati”, il commento lapidario di molti utenti sui social.
