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Cronaca internazionale

Campi profughi a Gaza, il rapporto Onu choc sulle violenze sessuali

Il rapporto, redatto e pubblicato dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, l’agenzia Onu per la salute sessuale e riproduttiva, non quantifica la prevalenza degli abusi nei campi profughi né stima il numero delle vittime. Le donne hanno un’età compresa tra i 18 e i 63 anni

Guerra Israele-Hamas, combattimenti in corso a Gaza. Raid sui campi profughi, Hamas: "Libereremo ostaggi stranieri" | La diretta
Il campo profughi di Jabalya.

Sfruttamento sessuale, stupri, matrimoni precoci e forzati, abusi, restrizioni alla libertà di movimento, appropriazione di aiuti umanitari e minacce di sottrarre i figli rimasti orfani. Tutto ciò avviene nei campi sovraffollati di Gaza. Donne e ragazze sono le prime vittime di un contesto segnato dall’insicurezza, dalla fame e da condizioni di vita precarie. Un rapporto delle Nazioni Unite evidenzia un aumento delle violenze contro di loro nella Striscia. Adolescenti incinte, ragazze costrette a matrimoni forzati, favori sessuali in cambio di cibo: oltre 200 donne hanno raccontato il catastrofico deterioramento della vita quotidiana. Per loro l’insicurezza può insorgere ovunque e in qualsiasi momento: ai posti di blocco dell’esercito israeliano, ai punti di distribuzione del cibo, nei servizi igienici e, soprattutto, negli accampamenti dei campi profughi. “Viviamo in tende vicine le une alle altre, fatte di lenzuola o teloni”, racconta una donna. “È impossibile mettere in sicurezza tutti gli ingressi della tenda. Una mia conoscente appartiene a una famiglia composta di sole donne. Mentre il padre era spesso assente per lavoro, un vicino le osservava continuamente, fissandole in modo inappropriato”. Racconta anche un’altra residente a Khan Yunis: “Una volta, mentre andavo in bagno, ho visto un giovane molestare delle ragazze, osservandole e toccando le loro parti intime. L’ho richiamato per chiedergli cosa stesse facendo ed è fuggito rapidamente”.

La violenza domestica è anche emersa con forza, con le donne che hanno descritto abusi fisici ed emotivi da parte di mariti, figli, fratelli e suoceri. Il rapporto, redatto e pubblicato dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, l’agenzia Onu per la salute sessuale e riproduttiva, non quantifica la prevalenza degli abusi nei campi profughi né stima il numero delle vittime. Le donne hanno un’età compresa tra i 18 e i 63 anni.Gli autori del report presumono che le donne si siano astenute dal parlare della violenza perpetrata da uomini palestinesi armati, siano essi membri di Hamas o delle milizie sostenute da Israele nella Striscia di Gaza, per timore di ritorsioni e stigma sociale. “Pertanto, i risultati non devono essere interpretati come indicativi della prevalenza o dell’assenza di violenza di genere perpetrata da attori armati palestinesi”, afferma il documento. Ma è certo che si è registrato un significativo peggioramento della violenza e dell’oppressione dall’inizio della guerra.

Gli uomini hanno iniziato ad abusare di più sotto la pressione della perdita, della povertà e dello sfollamento. “La violenza si è intensificata a causa delle pressioni subite durante la guerra”, osserva una donna di Gaza City. “Mio marito non aveva mai alzato la voce prima della guerra... Ma quando la nostra casa è stata bombardata e abbiamo perso tutto, è diventato irritabile e se la prende con me e con i figli”. Le donne hanno descritto diverse forme di matrimonio forzato: accordi tra famiglie presi senza il consenso della donna, il matrimonio di una vedova con il cognato e il matrimonio forzato di una vittima di stupro con il suo aggressore o con un altro uomo. “Quando vengono scoperti casi di stupro nelle scuole” – utilizzate come rifugi – “il giorno dopo si vedono matrimoni e festeggiamenti proprio nella scuola”, ha raccontato una donna di Khan Yunis. Le partecipanti hanno citato incentivi economici alla base dei matrimoni precoci, tra cui l’offerta di sacchi di farina o di una tenda in cambio di una sposa bambina.

Secondo il rapporto, le vedove e le divorziate sono particolarmente esposte al rischio di estorsione sessuale da parte di uomini che controllano l’accesso a risorse essenziali, tra cui acqua, assistenza sanitaria, farmaci e cibo. Vivere a Gaza quando si è adolescenti, tra i 12 e i 17 anni, non è certo più facile. Quasi due terzi di loro hanno dovuto abbandonare la scuola. Per alcune famiglie, la soluzione è rappresentata dal matrimonio precoce delle ragazze. “Quando è scoppiata la guerra, la scuola ha chiuso e le ragazze non avevano più nulla da fare. Di conseguenza, i genitori le hanno fatte sposare giovanissime”, racconta una madre. Il numero di matrimoni infantili e forzati è aumentato del 123% nei primi sei mesi del 2026. La povertà e la fame hanno accelerato il fenomeno. Alcune donne hanno raccontato storie di ragazze fatte sposare dai padri in cambio di un sacco di farina. “Durante la carestia, un uomo ha fatto sposare la figlia quattordicenne in cambio di due sacchi di farina, affinché lui e gli altri figli potessero mangiare”, denuncia una donna di Khan Yunis. A Gaza, alcune donne sono state costrette ad avere rapporti sessuali con uomini che promettevano loro cibo, denaro, acqua o un lavoro. Nella società tradizionale palestinese, le donne sono considerate sotto la responsabilità di un uomo, che sia il marito o un familiare. Una di loro spiega: “Le donne sfollate prive di un tutore maschile – sia esso all’estero, detenuto o deceduto – affrontano una duplice violenza. Da un lato, subiscono le difficoltà della guerra, dall’altro, la società le percepisce come prive di protezione in assenza di una figura maschile di riferimento. Ciò le espone a molestie e diffidenza, anche da parte di altre donne, che temono possano sottrarre loro i mariti”.

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