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"Cercavano un pc a Shanghai...": cosa c'è dietro la strana operazione degli 007 coreani in Cina

Un rapporto del Congresso Usa ha ricostruito una singolare operazione guidata dall’intelligence sudcoreana per recuperare un computer gettato in un fiume di Shanghai

"Cercavano un pc a Shanghai...": cosa c'è dietro la strana operazione degli 007 coreani in Cina
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Un computer portatile gettato in un fiume di Shanghai, decine di telefonate riservate, istruzioni impartite dai servizi segreti e un'operazione condotta in territorio cinese con il massimo riserbo. Un rapporto della Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha raccontato la gestione della fuga di dati subita nel 2025 dal colosso sudcoreano dell'e-commerce Coupang. Al centro della vicenda c'è un ex dipendente accusato di aver sottratto informazioni aziendali e di averle portate con sé in Cina. Secondo il documento, il governo della Corea del Sud considerò il caso una questione di sicurezza nazionale e affidò al National Intelligence Service (NIS), l'agenzia di intelligence sudcoreana, il coordinamento di un'operazione di recupero dei dispositivi informatici utilizzati dall'ex dipendente.

L’operazione segreta degli 007 coreani in Cina

La missione del NIS sarebbe andata in scena tra il 2 e il 26 dicembre 2025. Dopo un primo incontro con i vertici di Coupang, gli agenti avrebbero imposto la massima riservatezza, chiedendo che ogni comunicazione avvenisse solo di persona o per telefono e ordinando all'azienda di non informare né la polizia né altre autorità sudcoreane. Nel corso delle settimane successive, sempre secondo il documento, il NIS avrebbe fornito indicazioni continue su come contattare l'ex dipendente, suggerendo perfino il contenuto delle email, il tono da utilizzare e le domande da porre durante i colloqui.

L'obiettivo era recuperare quattro hard disk, un computer desktop, una scheda grafica e soprattutto un laptop che, secondo la confessione dell'ex dipendente, era stato gettato in un fiume di Shanghai poco dopo l'esplosione del caso. Quando gli avvocati di Coupang riuscirono a ottenere gran parte dei dispositivi nello studio legale Han Kun di Shanghai, il NIS spiegò di non poter intervenire direttamente perché, in quanto servizio segreto straniero, non poteva operare ufficialmente sul territorio cinese.

Il compito venne quindi affidato a un dirigente della stessa Coupang, inviato in Cina per recuperare il materiale e consegnarlo agli agenti sudcoreani. Lo stesso NIS avrebbe quindi chiesto all'azienda di assumere una squadra di sommozzatori per recuperare il portatile dal fiume e di consegnare poi il computer agli agenti in un punto privo di telecamere di sorveglianza. Il materiale sarebbe stato infine trasferito all'ambasciata sudcoreana e riportato a Seoul attraverso la valigia diplomatica.

Il computer di Coupang

Secondo le testimonianze raccolte dalla Commissione, i dirigenti della società accettarono di inviare un proprio dipendente in Cina solo perché ritenevano di essere legalmente obbligati a seguire le direttive dell'intelligence. Il rapporto afferma inoltre che anche l'Ufficio presidenziale era costantemente informato sull'operazione e che il presidente Lee Jae Myung ricevette aggiornamenti sul recupero dei dispositivi.

Secondo la ricostruzione fornita da Coupang, il portatile utilizzato dall'ex dipendente sarebbe stato recuperato dai sommozzatori. Il dispositivo era danneggiato ma gli specialisti di informatica forense sarebbero comunque riusciti a eseguirne una prima analisi e a documentarne il contenuto prima di consegnarlo alle autorità. Dal canto suo, il NIS ha negato di aver diretto le indagini o le operazioni di recupero di Coupang, affermando di aver solo richiestso materiale all'azienda.

Se la ricostruzione fosse confermata, l'intera operazione si sarebbe svolta a Shanghai senza un coinvolgimento pubblico delle autorità cinesi, nonostante la presenza sul territorio di agenti e interessi riconducibili ai servizi segreti di Seoul.

Un aspetto che potrebbe suscitare più di una domanda anche da parte del Ministero della Sicurezza di Stato cinese, chiamato per missione proprio a contrastare attività di intelligence straniere sul territorio nazionale.

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