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Cronaca internazionale

“Un vortice impressionante”. La volta in cui Re Carlo rischiò di morire

Sua Maestà è tornato a parlare di un tragico episodio della sua vita in cui perse uno dei suoi più cari amici e che rappresentò un grave rischio per la sua stessa incolumità

Re Carlo

Ci sono aneddoti che Carlo III preferirebbe non ricordare. Episodi che hanno segnato la sua vita e che, nonostante gli anni passati, sono rimasti vivi nella sua memoria, come se fossero accaduti in tempi recenti. Uno di questi riguarda un incidente che stava per costare la vita all’attuale sovrano d’Inghilterra e che ha coinvolto uno dei suoi confidenti più stretti. Dopo circa quarant’anni Re Carlo è tornato a raccontare i fatti di quel giorno, evidenziando il pericolo corso come monito per gli altri e tributo a un caro amico che non c’è più.

Al Castello di Mey

Lo scorso 1° agosto, riportano Town & Country Magazine e il People, Re Carlo III ha ricevuto al Castello di Mey (Scozia) i membri dell’Assynt Mountain Rescue Team, organizzazione scozzese fondata nel 1976, che si occupa del soccorso in ambienti montani. L’incontro con Sua Maestà fa parte delle celebrazioni per il 50° anniversario dell’ente. Durante la conversazione il sovrano è tornato con la memoria a un incidente di cui raramente parla in pubblico: il 10 marzo 1988 una valanga a Klosters, sulle Alpi svizzere, travolse due suoi amici, uccidendone uno e rischiò di cambiare definitivamente il volto della monarchia britannica.

Lo scudiero di Elisabetta II

Quel giorno di marzo Carlo, allora principe del Galles, stava sciando fuori pista con degli amici quando una valanga si staccò da circa 90 metri sul monte Gotschnagrat, che domina Klosters e fa parte delle Alpi del Plessur, nel Canton Grigioni. Erano le 14:45, precisa il Guardian. La massa di neve travolse il maggiore Hugh Lindsay, confidente del futuro Re e scudiero della regina Elisabetta. Nell’incidente rimase ferita anche un’altra amica dell’allora principe, Patti Palmer-Tomkinson, che si ruppe entrambe le gambe, come ricorda il Washington Post. Carlo e gli altri, incolumi, riuscirono ad avvertire un agente della polizia svizzera, che li aiutò a prestare i primi soccorsi. Lindsay venne ritrovato dopo minuziose ricerche a cui partecipò anche l’erede al trono e dichiarato morto in ospedale, a Davos.

Diana e Sarah

Quel giorno Lady Diana e sua cognata, Sarah Ferguson (allora incinta della principessa Beatrice) erano rimaste in uno chalet a Davos. Nel libro “Diana. Her True Story” (1992) di Andrew Morton, citato ancora da Town & Country Magazine, la principessa rammentò di aver raccolto gli effetti personali del maggiore insieme a “Fergie” e di essersi impegnata affinché la salma tornasse il prima possibile in Inghilterra.

“Scampato pericolo”

“[Re Carlo] ha parlato dello scampato pericolo durante la valanga nell’ambito [del discorso] sui pericoli della montagna”, ha spiegato Ben Dyson, leader del team di soccorso, a The Times. “Naturalmente dopo tutti questi anni il ricordo è ancora vivo nella sua memoria, ma gli ha fatto capire il valore del lavoro che svolgiamo e i pericoli che affrontiamo”.

“Valanga”

“Town & Country Magazine” sottolinea che la slavina del 1988 è stata raccontata anche nell’episodio della quarta stagione della serie Netflix “The Crown” intitolato, appunto, “Valanga”. Gli autori della serie scelsero l’incidente come emblema della disastrosa fine del matrimonio tra Carlo e Lady Diana. Come se l’incidente sulle Alpi svizzere rappresentasse una sorta di metafora del progressivo e inarrestabile peggioramento nei rapporti tra i principi di Galles. A tal proposito il sito Oprahdaily scrive: “Secondo i biografi reali l’incidente rappresentò uno spartiacque nel matrimonio tra il principe Carlo e la principessa Diana. Il coinvolgimento di Carlo e la sua reazione all’incidente sugli sci li separò ulteriormente”.

Colpe e accuse

Il matrimonio di Carlo e Lady Diana era già in una fase molto delicata. La valanga sarebbe stato solo un drammatico pretesto per incomprensioni e reciproche accuse. Nel suo libro “The Diana Chronicles” (2007), citato dal sito Opradaily, la giornalista Tina Brown scrive: “Diana incolpava Carlo per la sua imprudenza nella scelta di una pista tanto pericolosa”. L’incidente avrebbe creato “una frattura”, dice ancora la Brown, non “un ponte” di unità e solidarietà nella coppia. La scrittrice non è la sola a pensarla in questo modo. Il giornalista reale James Whitaker rivela nell’opera “Diana vs. Charles. Royal Blood Feud” (1993): “Il giorno in cui si scatenò la valanga di Klosters fu [anche] il giorno in cui Diana indurì il suo cuore contro il marito”.

Dopo l’incidente

Quando Carlo e Lady D tornarono in patria, presero due strade diverse e affrontarono la tragedia in modi altrettanto differenti. La principessa, riporta Opradaily, sarebbe tornata a Kensington Palace per offrire il suo sostegno alla vedova del maggiore Hugh Lindsay, Sarah Horsely, che al momento della tragedia era incinta di sei mesi. L’allora principe di Galles, invece, sarebbe tornato nella sua residenza privata di Highgrove. Tuttavia entrambi sarebbero rimasti vicini a Sarah: al Telegraph la Horsely rivelò che Diana fu, per lei, “una costante fonte di forza” e aggiunse: “La principessa era fantastica. Mi telefonava ogni domenica pomeriggio. Era una cara amica, qualcuno che potevo chiamare a mezzanotte [per] dire: ‘La vita è davvero triste’”. Carlo divenne il padrino di battesimo della figlia che Sarah aspettava e a cui diede il nome di Alice.

Ritorno a Klosters

Una curiosità: non era la prima volta che Carlo andava in vacanza a Klosters. Nel 1978 l’allora erede al trono era stato negli stessi luoghi insieme a Sarah Spencer, sorella di Lady Diana, puntualizza sempre Oprahdaily. All’epoca, infatti, sembrava che tra Carlo e Sarah potesse scoccare la proverbiale scintilla. I due sembravano destinati a stare insieme. Tutto finì, pare, quando Sarah avrebbe raccontato ai giornalisti del suo royal flirt. Il principe tornò nello stesso resort esclusivo l’anno successivo all’incidente e in diverse altre occasioni con William e Harry. Diana, secondo quanto riportato dall’ex bodyguard Ken Wharfe nel suo libro “Diana. Closely Guarded Mystery” (2002), non sarebbe più tornata in quei luoghi.

“Un vortice impressionante”

Prima dell’incontro con i volontari dell’Assynt Mountain Rescue Team Re Carlo III era tornato con la memoria a quel giorno di marzo del 1988 solo in un’altra occasione, nel documentario di ITV del 1994 “Charles. The Private Man, The Public Role”, citato dal Washington Post e dal Guardian. Nell’intervista l’attuale sovrano raccontò lo stupore e il terrore di quei momenti: “Questa enorme, fragorosa massa di neve, composta da blocchi giganteschi, ci crollò addosso. Non avevo mai visto niente di così terrificante in vita mia. Un vortice impressionante”. Carlo rammentò anche di aver tentato di aiutare Patti, l’amica ferita alle gambe: “Rimasi seduto accanto a lei in quella buca. Quando qualcuno è privo di sensi, la cosa migliore da fare è parlargli e incoraggiarlo. Continuavo a dirle: ‘Patti, andrà tutto bene. Non c’è nulla di cui preoccuparsi ora. Ti tireremo fuori…”.

“Un ricordo che fa ancora male”

Sarah Horseley, vedova del maggiore Hugh Lindsay, criticò duramente la scelta degli autori della serie “The Crown” di narrare la tragedia del 1988. Al Sunday Telegraph disse: “Sono inorridita quando mi è stato detto dell’episodio e sono molto preoccupata per l’impatto su mia figlia…Ho scritto [ai produttori della serie] chiedendo di non farlo, di non usare l’incidente. Immagino che i membri della royal family debbano fare buon viso a cattivo gioco, ma per me è una tragedia privata”. Neppure Re Carlo ha mai dimenticato. Le sue parole nel documentario del 1994 e durante l’incontro al Castello di Mey hanno fatto riemergere un dolore mai del tutto sopito. All’epoca dei fatti una testimone, Marie Griffiths, raccontò alla Bbc: “Per quanto ne so [il principe] non è rimasto ferito. Sembrava angosciato, qualcuno ha detto che stava piangendo, ma ha raggiunto l’elicottero a piedi, quindi sembrava incolume”. Carlo non rimase ferito nel fisico, ma forse l’eco di quell’angoscia lo accompagna ancora.

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