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Cronaca internazionale

L’Eurovision fa la pacifista. Niente finale dove c’è guerra

L’organizzazione ha annunciato oggi una modifica al proprio regolamento, stabilendo che il Paese vincitore - che tradizionalmente ospita l’edizione successiva - non potrà più farlo qualora si trovi in stato di guerra

Eurovision, l'Austria ospita la 70esima edizione: dove vederlo in tv e a che ora

L’Eurovision Song Contest cerca pace, o almeno di limitare rischi e polemiche, visto gli anni travagliati che ha attraversato, per la presenza di cantanti provenienti da nazioni in guerra. L’organizzazione ha annunciato oggi una modifica al proprio regolamento, stabilendo che il Paese vincitore - che tradizionalmente ospita l’edizione successiva - non potrà più farlo qualora si trovi in stato di guerra. Secondo le nuove regole, «L’emittente vincitrice non potrà automaticamente ospitare il Concorso se un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o qualsiasi altra situazione influisce materialmente sulla sicurezza, l’incolumità o la stabilità del suo Stato o della sua regione immediata», hanno dichiarato gli organizzatori dell’Eurovision in un comunicato. Una scelta che ovviamente sembra guardare soprattutto a Gerusalemme e Kiev che partecipano alla competizione e alla Russia che vi ha partecipato sino a che l’aggressione all’Ucraina l’ha posta fuori dalla gara.

Molti media, a partire da Bbc, hanno letto la scelta soprattutto in chiave anti-israeliana, sullo sfondo delle critiche per le sue azioni militari a Gaza e in Medioriente. Lo scorso novembre, dopo un tentativo fallito di ottenere la sospensione di Israele, cinque emittenti hanno annunciato il boicottaggio della competizione, tra cui Spagna e Irlanda, che sono due nazioni di spicco dell’Eurovision. Nonostante le proteste, l’israeliano Noam Bettan ha infine conquistato il secondo posto con il brano Michelle. Si è trattato del secondo anno consecutivo in cui Israele si è piazzato al secondo posto; alcune emittenti partecipanti hanno inoltre espresso privatamente preoccupazioni per la sicurezza qualora la gara dovesse svolgersi a Gerusalemme o Tel Aviv in caso di una futura vittoria del Paese. Quanto all’Ucraina: la Kalush Orchestra vinse l’Eurovision nel 2022, grazie al massiccio sostegno simbolico da parte del pubblico. Dopo la vittoria, gli organizzatori dell’Eurovision avviarono «uno studio di fattibilità» per stabilire se l’edizione del 2023 potesse svolgersi a Kiev. Alla fine decisero che i rischi per la sicurezza erano eccessivi e il Regno Unito si fece avanti per ospitare la competizione a Liverpool. Ora è proprio una regola.

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