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Cronaca internazionale

Ceuta nel caos, rimpatri paralizzati: i funzionari non firmano per paura di essere indagati

Il Marocco è pronto a riaccogliere i migranti, ma una sentenza del 2025 ha irrigidito la macchina amministrativa spagnola e rallentato le espulsioni

Spain's National Police officers stand as migrants wait on the sidewalk before being registered in Loma Colmenar district of Ceuta on August 31, 2026. Tensions remain high in the territory of 80,000 inhabitants since tens of thousands of people crossed into Ceuta from Morocco over several days in July, triggering a Europe-wide migrant alert. Spanish Prime Minister said the rush of migrants to the Spanish enclave was still under investigation, though he ruled out any responsibility on the part of Moroccan authorities. (Photo by Antonio Sempere / AFP)

Ceuta è nel caos e, anche se lentamente, lo sta ammettendo anche il governo di Pedro Sanchez, che ora si lamenta delle polemiche per le sue vacanze. Il premier spagnolo ha trascorso oltre 20 giorni alle isole Canarie, nella fortezza de La Mareta, mente a Ceuta i suoi cittadini subivano le conseguenze dell’invasione tra degrado e mancanza di sicurezza causata dalle migliaia di clandestini che, nonostante le rassicurazioni iniziali, permangono sul territorio. L’assalto alla frontiera del Tarajal del 30 luglio ha causato un’emergenza sociale che sta portando la Città autonoma al collasso, con oltre 1200 minori e migliaia di clandestini che continuano a vagare per Ceuta tra furti, violenze e stupri. Il governo sostiene che il “90%” degli immigrati entrati sia tornato in Marocco, ma quel 10% residuo significano almeno 8-10.000 migranti che permangono in un territorio di dimensioni ridotte.

Migranti che, ora, non si riesce nemmeno a espellere, perché il meccanismo burocratico è bloccato. A fermare i rimpatri non è una rottura diplomatica con il Marocco o, almeno, non pare lo sia, visto che dalla Moncloa continuano a confermare la piena disponibilità di Rabat a riaccogliere “assolutamente tutti” i migranti che hanno invaso Ceuta. Il vero problema della Spagna, secondo le fonti raccolte da El Mundo, è interno: l’apparato burocratico spagnolo è paralizzato dai funzionari che temono di mettere la firma e di assumersi la responsabilità. tutto nasce da una sentenza della Corte d’Appello di Cadice del 2025, che ha condannato per abuso d’ufficio i vertici delle istituzioni locali a causa delle procedure di rimpatrio rapido adottate nel 2021 e ora i funzionari temono di fare la stessa fine e di “essere condannati per prevaricazione”.

Le stesse fonti governative sentite da El Mundo sostengono che “ciò che ha provocato quella sentenza è questo, che nessuno voglia responsabilizzarsi di nulla, né nell’Amministrazione Generale dello Stato, per gli adulti, né i funzionari di Ceuta, per i minori. Le persone non si scostano neanche di un millimetro, va tutto fatto secondo la legge”, che è garantista all’estremo per i migranti. Restano ora i 1.200 minori non accompagnati da gestire, reclamati dal Marocco e questa settimana, secondo le fonti, dovrebbero partire dall’exclave i primi 25-30 fascicoli per il rimpatrio ordinario, poco più del 2% del totale. Inoltre, circa 200 adulti sono già stati espulsi con procedure straordinarie, nei casi relativi ad autori di reati minori, mentre quelli più gravi vengono giudicati in Spagna e quindi vengono portati nella penisola.

A tutto questo aggiunge la difficoltà ulteriore dei richiedenti asilo, perché ovviamente la maggior parte degli irregolari presenti a Ceuta ha chiesto la protezione internazionale e questo rende necessari colloqui e ulteriori verifiche che dilatano i tempi. Ma Ceuta non può continuare a sopravvivere con questa enorme saturazione, con una bomba sanitaria pronta a esplodere e con il commercio e il turismo bloccati. I negozi denunciano perdite enormi, al pari delle strutture ricettive a causa del crollo del turismo ad agosto. Le persone temono di uscire di casa perché rischiano di essere aggredite e rapinate. Eppure, quando la Spagna si lamentava con l’Italia per la sospensione del trattato di Schengen, annunciava con una certa sicurezza la risoluzione totale della situazione in 48 ore.

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