Microsoft Teams, Webex e altre piattaforme nate per il lavoro stanno diventando un nuovo terreno di caccia per i truffatori in Cina. Il meccanismo è semplice: i malviventi sfruttano la reputazione dei software aziendali per rendere credibile una storia falsa e convincere le vittime a consegnare denaro, dati o accesso ai propri dispositivi. Si tratta di un fenomeno in continua crescita oltre la Muraglia, che sta producendo un numero crescente di segnalazioni e che costringe le grandi aziende tecnologiche a intervenire.
Cosa succede in Cina
A raccontare la nuova frontiera delle frodi è la rivista Wired, che ha ricostruito numerosi casi partendo dalla storia emblematica di Zhao, una donna di Pechino che sostiene di aver perso più di 100mila dollari in maggio. Il truffatore l’aveva contattata inizialmente su Xiaohongshu fingendosi un ricercatore di Microsoft.
Dopo aver conquistato la sua fiducia, l’autore del raggiro le aveva proposto di spostare la conversazione su Teams, fornendole direttamente credenziali e password per accedere a un account. Una volta dentro la piattaforma, la relazione si era trasformata in una falsa opportunità di investimento in criptovalute.
Zhao, convinta della bontà dell’affare, aveva persino contratto prestiti bancari per aumentare il capitale. Poi il truffatore è sparito con i soldi e, poiché controllava l’account Teams, la donna non è più riuscita ad accedere alle conversazioni che avrebbero potuto essere utilizzate come prova.
Le nuove truffe sulle “piattaforme di lavoro”
I truffatori non chiedono alla vittima di entrare in un sito sconosciuto o di scaricare un’app sospetta: la portano dentro uno strumento associato al lavoro, alle aziende e a un grande marchio tecnologico internazionale.
Le vittime vengono contattate con pretesti diversi: offerte di lavoro, affitti, relazioni sentimentali oppure proposte commerciali con presunti acquirenti internazionali interessati a prodotti cinesi. A un certo punto arriva l’invito a usare Teams, spesso accompagnato da credenziali già pronte.
Il truffatore controlla l’organizzazione collegata all’account e può quindi disattivare l’accesso quando la frode è conclusa, facendo sparire anche le conversazioni. In altri casi entra in gioco la condivisione dello schermo o il controllo remoto, strumenti perfettamente normali per una piattaforma professionale ma potenzialmente molto utili nelle mani sbagliate.
Un fenomeno in crescita
Il fenomeno non riguarda però soltanto Microsoft. Sono infatti emerse segnalazioni preoccupanti legate a Webex, la piattaforma di videoconferenze di Cisco, e a Cliq, un altro servizio di comunicazione aziendale presente in Cina.
Nel caso di Webex, il 71% degli oltre 150 commenti pubblicati sull’App Store cinese dal febbraio 2025 faceva riferimento a episodi di truffa. Anche qui il meccanismo sfrutta l’autorevolezza percepita del marchio: una delle vittime ha raccontato di aver ricevuto una telefonata da persone che si spacciavano per funzionari coinvolti in un’indagine con autorità statunitensi e cinesi.
La richiesta ricevuta? Installare Webex e partecipare a una videochiamata. Il fatto che Cisco fosse una società conosciuta nel settore della sicurezza informatica aveva inizialmente convinto il malcapitato che la richiesta fosse legittima, salvo poi accorgersi del trucco e bloccare ogni interazione.
Un problema enorme (per aziende e lavoratori)
Qual è la risposta delle aziende a questo pericoloso fenomeno? Microsoft sostiene che i truffatori sfruttino regolarmente marchi e piattaforme affidabili per operazioni di ingegneria sociale e ha spiegato di indagare sulle segnalazioni, intervenire sugli account che violano le regole e rafforzare i sistemi per individuare le attività fraudolente.
Lo scorso giugno l’azienda ha iniziato a mostrare agli utenti cinesi di Teams un avviso sui rischi delle truffe e sulla necessità di non condividere informazioni sensibili. La versione personale di Teams è stata inoltre interrotta in Cina, lasciando disponibile il servizio attraverso gli account aziendali.
Il problema, però, rimane più ampio e globale: le piattaforme occidentali sembrano in alcuni casi meno preparate rispetto ai servizi cinesi, che da anni combattono frodi finanziarie e hanno sviluppato sistemi capaci di segnalare automaticamente conversazioni sospette. La truffa potrebbe essere dietro l’angolo.
