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Cronaca internazionale

Christa, in attesa dell’esecuzione. Rinvio a un passo dalla morte

Nel 1995 uccise una compagna. L’infanzia tra gli abusi, il processo senza difesa e le perizie mai ascoltate. Ricorsi, grazia e polemiche: gli Usa si interrogano (ancora) su una pena che sa di vendetta

This handout picture dated January 12, 2023 provided by the Tennessee Department of Correction shows convicted US murderer Christa Pike. The US state of Tennessee is set on September 30, 2026, to execute a woman for the first time in 200 years, three decades after she murdered a classmate. Christa Pike, now 50, was 18 when she and her boyfriend beat and killed Colleen Slemmer, 19, at a job training camp for young people. (Photo by Handout / Tennessee Department of Correction / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / Tennessee Department of Correction" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

La morte non ripaga la morte. Manca un’ora. Il Tennessee ha preparato tutto per le dieci del mattino: il protocollo, la barella, i testimoni. Poi una corte d’appello federale ferma l’orologio. Christa Pike oggi non muore. I giudici vogliono capire se chi la condannò, trent’anni fa, sapeva davvero cosa le era stato fatto da bambina. Nessuno sa quanto durerà la tregua, né se lo Stato farà ricorso.

Aveva diciotto anni, allora. Trentuno li ha passati in una cella, unica donna nel braccio della morte del Tennessee.

Christa Gail Pike nasce nel 1976 a Beckley, West Virginia, in una di quelle Americhe che nei film sono solo sfondo. Nessuno la protegge. A due anni il primo abuso, dal compagno della nonna. Poi il compagno della madre, poi un vicino. I servizi sociali sanno. A quindici anni finisce in un centro minorile tra i monti Blue Ridge, per un furto di caramelle e qualche regola infranta. Ci resta più di un anno, prende il diploma. Chi la segue la ricorda sveglia, mai violenta.

Poi Knoxville, la Job Corps, un programma federale per ragazzi difficili. Christa vuole fare l’infermiera. Si innamora di Tadaryl Shipp, diciassette anni, e si convince che Colleen Slemmer, diciannove, voglia portarglielo via.

Il 12 gennaio 1995 la attirano in un angolo isolato vicino al campus agrario dell’università. Sono in tre: Christa, Tadaryl e l’amica Shadolla Peterson. Quello che succede lì non finisce più. Un taglierino, una mannaia, un pezzo d’asfalto. Sul petto della ragazza incidono un pentagramma. Christa si porta via un frammento del suo cranio e lo mostra in giro. L’America la ricorderà così: la strega di Knoxville, nel pieno della «satanic panic».

Confessa piangendo. Dice che voleva solo picchiarla, che non si era mai vista così. Al processo, nel 1996, la difendono due avvocati d’ufficio che non hanno mai seguito un caso capitale. Lei rifiuta un patteggiamento per l’ergastolo. Il difensore non chiama la psicologa che doveva raccontare la sua infanzia, ma le fa firmare la cessione dei diritti sulla sua storia, perché voleva scriverci un libro. L’accusa la chiama mostro. La giuria decide in meno di un’ora e mezza. Shipp, minorenne, non rischiava la pena capitale. Peterson se la cava con la condizionale.

In carcere, nel 2001, Christa stringe un laccio da scarpe al collo di una detenuta, Patricia Jones, e quasi la uccide. Poi gli anni si allungano, quasi tutti in isolamento. Chi l’ha conosciuta dopo racconta di una donna che darebbe la propria vita per restituire Colleen a sua madre. In una lettera di questi giorni ha scritto di non avere paura, se non della procedura. A un amico ha spedito, copiati a mano, dei versi di Edgar Allan Poe.

Colleen questo mese avrebbe compiuto cinquantun anni. Aiutava i compagni disabili. Sua madre, May Martinez, dice che rivive tutto ogni giorno. Aspetta da trentun anni, e oggi le hanno detto di aspettare ancora. Lunedì il governatore Bill Lee aveva respinto la grazia. Il Tennessee non giustizia una donna dal 1819, e per ora non lo farà.

Restano due fotografie che non si sovrappongono. La ragazza con un osso in tasca. La bambina che nessuno ha guardato. La pena di morte chiedeva di sceglierne una sola. Oggi un tribunale ha deciso di guardare anche la seconda.

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