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Cronaca internazionale

In soli 50 anni in America 1.683 uccisioni. Primato Texas

La pena di morte è abolita del tutto in 23 stati, mentre altri 4 (California, Ohio, Oregon e Pennsylvania) hanno emesso delle moratorie esecutive (quindi stop alle esecuzioni)

Arizona, due ore di agonia per un condannato a morte

Christa Pike è solo l’ultimo capitolo non di un semplice caso di cronaca, ma di un lungo dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti. Nel complesso le esecuzioni non sono normate da una legge federale e ogni stato può decidere in che misura e con quale metodo procedere. Nella storia degli Usa, la pena di morte fu temporaneamente sospesa solo tra il 1964 e il 1974 per poi essere reintrodotta nel 1976. Negli ultimi anni, però, le controversie sull’utilità delle esecuzioni e sulle sofferenze inutili ai condannati hanno dato vigore ai movimenti abolizionisti. Ad oggi la situazione è la seguente: la pena di morte è abolita del tutto in 23 stati, mentre altri 4 (California, Ohio, Oregon e Pennsylvania) hanno emesso delle moratorie esecutive (quindi stop alle esecuzioni). Pur non facendo esecuzioni dal 2006, la California è lo stato con il maggior numero di detenuti nel braccio della morte (578). Il primo stato per numero di esecuzioni è invece il Texas: ben 602 su 1.683 eseguite in tutto il paese dal 1976. Tra i metodi utilizzati, l’iniezione letale è il più ricorrente: 677 dal 1976. Alcuni stati utilizzano come metodo secondario la sedia elettrica, mentre altri ricorrono all’ipossia da azoto. In disuso invece l’impiccagione.

Ci sono altri casi assai discussi negli Usa. Tra questi Curtis Wilkie Beasley Sr., giustiziato per iniezione letale lo scorso 29 settembre in Florida. L’uomo, 77enne, ha trascorso ben 28 anni nel braccio della morte per l’omicidio di una donna avvenuto nel 1995. La sua è stata la sedicesima condanna a morte in Florida dall’inizio dell’anno. Ker’Sean Olajuwa Ramey, giustiziato in Texas il 23 settembre sempre per iniezione letale. Nel suo caso i legali hanno cercato di rinviare l’esecuzione all’ultimo minuto per motivi legati all’equità del processo e al supporto psicologico del detenuto, ma la Corte Suprema ha respinto la richiesta. Un episodio di rinvio all’ultimo minuto come Christa Pike, sempre in Texas, è quello di Robert Roberson. L’uomo era stato condannato per aver picchiato fino alla morte la figlia di due anni nel 2002. Fondamento della condanna era la controversa (e oggi ritenuta antiscientifica) teoria della «sindrome del bambino scosso». Poco prima dell’esecuzione nell’ottobre 2024, una commissione parlamentare bipartisan del Texas ha emesso un mandato di comparizione per farlo testimoniare.

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