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Cronaca internazionale

Cos’è Eufor Althea, la missione Ue in Bosnia dove sono morti quattro militari italiani

Avviata nel 2004 per garantire la stabilità del Paese balcanico, coinvolge 1.600 militari di 24 Paesi. Da gennaio il comando è affidato all’Italia, con oltre 300 uomini impegnati sul territorio

Eufor Althea

La morte di quattro militari italiani nell’incidente dell’elicottero CH-47 precipitato ieri pomeriggio in Bosnia-Erzegovina riporta l’attenzione su Eufor Althea, la missione militare dell’Unione europea impegnata da oltre vent’anni nella stabilizzazione del Paese balcanico. Il velivolo era impegnato in un’operazione di routine nei pressi della città di Gorica, nel distretto di Brčko, vicino al confine con la Serbia. A comunicare l’accaduto è stata la stessa Eufor, la forza multinazionale che opera sotto mandato delle Nazioni Unite.

Ma che cos’è Eufor Althea? La missione è stata avviata nel 2004, quando l’Unione europea ha assunto la responsabilità delle operazioni militari in Bosnia-Erzegovina, subentrando alla missione Nato Sfor. Inizialmente gli obiettivi erano due: contribuire alla stabilizzazione del territorio e addestrare le forze armate bosniache, favorendone l’avvicinamento agli standard dell’Alleanza Atlantica. Nel corso degli anni, attraverso successive risoluzioni delle Nazioni Unite, il mandato è stato progressivamente modificato.

Una svolta è arrivata nel 2012, quando Eufor Althea è stata riconvertita in un programma incentrato sull’addestramento e sul rafforzamento delle capacità delle forze armate locali, con l’obiettivo di renderle progressivamente autonome nella formazione del proprio personale. L’attività di assistenza e addestramento congiunto prosegue ancora oggi. Attualmente – riporta il Corriere - la missione conta circa 1.600 militari provenienti da 24 Paesi, un organico decisamente inferiore rispetto ai circa 6 mila uomini impiegati nella fase iniziale, quando le forze internazionali erano distribuite in tre grandi aree della Bosnia-Erzegovina.

Dal 21 gennaio scorso il comando della missione è affidato all’Italia. A guidare la forza multinazionale è il generale di divisione dell’Esercito Maurizio Fronda, che opera dal quartier generale di Camp Butmir, a Sarajevo. Un incarico che colloca il nostro Paese al vertice della struttura militare europea impegnata a garantire la stabilità della Bosnia-Erzegovina.

Il contributo italiano comprende personale inserito nello staff del quartier generale, unità operative e assetti di supporto. Secondo i dati del ministero della Difesa, nel 2025 il contingente nazionale era composto da circa 199 militari, con 44 mezzi terrestri e un mezzo aereo. Dal gennaio la presenza italiana è aumentata, superando le 300 unità.

Tra gli assetti impiegati figura anche una componente dell’Aviazione dell’Esercito, dotata di elicotteri multiruolo AB-205 e di CH-47F, utilizzati per il trasporto di personale e materiali. Proprio un elicottero di quest’ultimo modello è rimasto coinvolto nell’incidente di ieri, costato la vita a quattro italiani durante una delle attività previste dalla missione europea.

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