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Cronaca internazionale

Crans-Montana, Jacques Moretti: “Schiuma infiammabile? Mai posto il problema. La scala era a norma, l’ho visto sul web”

Bufera sulle dichiarazioni dell’imputato in aula durante l’udienza tenutasi a Sion il 2 novembre

Prosegue tra le polemiche l’inchiesta giudiziaria sul devastante rogo che ha distrutto il bar Le Constellation di Crans-Montana la notte di Capodanno del 2026, causando 41 morti e 115 feriti.

L’udienza

Durante l’ultima delle udienze svoltasi all’interno dell’aula magna del campus d’Ingegneria di Sion nella giornata di lunedì 2 novembre, il titolare del locale Jacques Moretti è comparso davanti agli inquirenti, fornendo la propria versione dei fatti unicamente sui temi delle scelte strutturali e dei materiali impiegati nella ristrutturazione dell’edificio.

Nessuna risposta invece, come anticipato dal suo legale Patrick Michod, alle domande degli avvocati di parte civile inerenti le accuse di riciclaggio di denaro, sulle quali risulta comunque aperto un fascicolo d’inchiesta: al suo interno il rapporto dell’ufficio federale svizzero Fedpol in cui sono stati individuati e posti in rilievo movimenti bancari “anomali” e “transazioni opache”.

L’udienza era in programma alle 9.00 del mattino, ma l’indagato si è presentato in aula con due ore di anticipo per evitare microfoni e telecamere: in aula un centinaio di persone, tra inquirenti, legali e parenti delle vittime, e per la prima volta in assoluto anche alcuni dei feriti. Originariamente era prevista anche la partecipazione di Jessica Moretti, ma dopo l’accusa di violenze domestiche al marito per una presunta aggressione nei suoi confronti, a causa della quale il 50enne si trova ora ristretto dietro le sbarre del carcere di Sion, la donna è stata esentata per motivi sanitari. A seguito di una valutazione psicologica in cui è stata rilevata una “condizione di fragilità psichica” che si sarebbe potuta aggravare per via del “confronto diretto” col marito, la Procura ha deciso di non convocarla, rimandando il tutto al prossimo dicembre.

Una scelta che ha scatenato la rabbia dei parenti delle vittime, tra cui la madre di Cyanne, la cameriera del Le Constellation ad oggi nota per essere la protagonista del video in cui si origina l’incendio che ha causato la strage. “Non ho paura di Jacques Moretti”, ha spiegato la donna prima dell’udienza, “mia figlia ha lavorato per lui per quattro anni, non è lui che volevo vedere ma Jessica, ma scappa dalle responsabilità tutte le volte”. “Non è stata una tragedia ma un omicidio per negligenza”, ha attaccato, la madre di un altro giovane deceduto nel rogo, “non ci sono altre parole, il termine tragedia è come quello di catastrofe naturale, cioè un evento che non ci si aspetta, questo ce lo si aspettava”.

Le parole di Jacques

Ma a scatenare le polemiche, anche durante l’udienza, sono state soprattutto le parole di Jacques Moretti, che ha difeso le sue scelte sulla ristrutturazione, chiamando in causa anche il vecchio proprietario. Al centro dell’interrogatorio vi è la questione del rivestimento fonoassorbente del soffitto, rivelatosi estremamente infiammabile durante l’utilizzo delle candele pirotecniche. Davanti ai magistrati, Moretti si è limitato a dichiarare di aver fatto affidamento sul commerciante a cui si era rivolto per l’acquisto della schiuma risultata invece altamente infiammabile.

“Mi sono fidato del consiglio del venditore e non mi sono posto il problema”, ha dichiarato il 50enne, respingendo anche le accuse relative al messaggio inviato ai dipendenti in cui si faceva riferimento al rischio che la copertura potesse bruciare: “Erano espressioni che non si riferivano alla schiuma”. Parole che hanno creato agitazione in aula: “Davvero non si è posto il problema? E non sapeva che proprio nel suo locale in precedenza c’era stato un altro principio d’incendio?”, ha gridato una donna, costringendo il giudice a richiamare tutti all’ordine per poter andare avanti con l’udienza.

Moretti ha poi puntato il dito contro Julien Beytrison, dal momento che la Procura si sta concentrando sugli interventi avvenuti prima dell’apertura del locale nel 2015 e che era lui il proprietario fino al 2022. “Sapeva tutto sui lavori di ristrutturazione “, ha accusato il 50enne. Il tentativo dell’imputato è in sostanza quello di alleggerire la propria posizione in merito ai contestati interventi strutturali eseguiti nel Le Constellation, sostenendo che spettasse a Beytrison e ai professionisti da lui incaricati la supervisione o la segnalazione di eventuali criticità.

L’ex proprietario, inoltre, almeno stando a quanto dichiarato da Moretti, “era stato pure invitato all’inaugurazione del nuovo Constellation e frequentava il locale anche con la sua famiglia”: una testimonianza finalizzata a smontare il contenuto delle dichiarazioni rese da Beytrison lo scorso luglio, in cui aveva ribadito di aver ricevuto “poche informazioni tecniche e finanziarie” sui lavori, prima del passaggio alla famiglia Moretti per la cifra di 1 milione e 600mila franchi svizzeri.

Per gli interventi, “non essendoci stato alcun cambio di destinazione d’uso, né modifiche sui volumi dell’immobile non c’era bisogno di specifiche autorizzazioni”, ha aggiunto l’imputato, che ha ammesso di non essersi occupato delle questioni amministrative, affidate dall’allora proprietario a un professionista di Crans-Montana: “All’epoca dei lavori non ero ancora proprietario né conduttore dell’immobile, l’avvio del rapporto contrattuale era previsto solo dopo”.

Il passaggio sulla scala

L’unica ammissione di responsabilità da parte di Jacques è stata quella della scelta di intervenire sulla scala, la stessa che causò problemi durante la fuga dei clienti del locale, ma anche in questo caso la giustificazione fornita in aula ha scatenato furiose polemiche. “Sono stato io a decidere di restringere la scala di uscita, ma le dimensioni rispettavano i limiti di legge, che ho letto su internet”.

“Mi sembra una riposta superficiale e in ogni caso non sono mai state fatte delle prove di evacuazione e il risultato si è visto”, ha commentato con amarezza Fabrizio Ventimiglia, avvocato che tutela gli interessi dei familiari di Sofia Donadio, giovane milanese rimasta gravemente ferita nel terribile incendio.

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