George Desmond Kamurasi potrebbe presto passare dai guantoni da portiere alla corona di re. Per i tifosi del Se Dons, club che milita nella nona serie del calcio britannico, il 36enne è affettuosamente solo “Big G”, l’insostituibile gigante che lo scorso sabato 5 settembre ha blindato la porta della sua squadra nel 2-0 contro l’Erith Town in FA Cup. Eppure, qualche ora prima dei festeggiamenti per il passaggio del turno, dall’altra parte del Mondo la sua vita cambiava per sempre. Il 4 settembre, infatti, una commissione ufficiale aveva designato il portiere britannico di origini ugandesi come prossimo sovrano del Tooro, un regno dell’Uganda occidentale ancora riconosciuto ufficialmente che conta circa 800mila sudditi e che ha come punto di riferimento la città di Fort Portal.
Kamurasi, che finora visitava la regione solo in modo saltuario per andare a trovare i parenti, erediterà il trono del cugino, Oyo Nyimba Kabamba Iguru Rukidi IV. Il precedente monarca, salito alla ribalta mondiale nel 1995 per essere diventato il re più giovane del mondo a soli tre anni, è purtroppo deceduto lo scorso 27 agosto negli Stati Uniti a causa di un tumore, lasciando vacante la guida del suo regno.
Nelle vene del portiere scorre il sangue della stirpe reale Babiito: suo nonno era quel re George Rukidi III che nel 1954 accolse ufficialmente la regina Elisabetta II in Uganda nel corso della sua storica visita nel Paese. Eppure, per il 36enne nato nella City, quelle origini illustri assumevano i contorni di un racconto familiare lontano, quasi sbiadito, ben distante dalla realtà che si trovava a dover affrontare quotidianamente in Inghilterra. La sua vera vita è sempre stata saldamente radicata nella periferia sud-orientale di Londra, dove è cresciuto e ha costruito la sua quotidianità insieme alla moglie e al figlio.
Oggi quella routine è messa in discussione da un bivio che si apre davanti al suo percorso. In Uganda, in base alla Costituzione del 1995 che ha di fatto ripristinato le monarchie tradizionali abolite nel 1967, il monarca non esercita un potere politico reale o esecutivo. Ciò nonostante resta una figura di spicco dal forte valore simbolico e culturale, un vero e proprio pilastro per la comunità, impegnato in progetti di utilità sociale che vanno dall’istruzione alla sanità, fino ad arrivare allo sviluppo dell’economia rurale e alla guida e al supporto delle nuove generazioni.
La sorte ha voluto aggiungere un dettaglio in un certo senso beffardo a questa vicenda: il prossimo 12 settembre, giorno in cui a Fort Portal si terranno i funerali di Stato del cugino Oyo e verrà formalizzata la successione al trono, è prevista anche la prossima sfida di Coppa del Se Dons. Una coincidenza di appuntamenti che sintetizza perfettamente il suo dilemma attuale: restare a Londra nelle vesti di “Big G” a difendere la porta della sua squadra in veste di capitano oppure volare in Africa per abbracciare i propri doveri reali? Qualunque sia la risposta, la sua vita non sarà più la stessa.