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Cronaca internazionale

Dentro Pattaya, la città del sesso che non dorme mai

Da villaggio di pescatori a mecca della nightlife: la città prova a cambiare immagine, ma migliaia di persone dipendono ancora dall’industria del sesso

Pattaya
Tourists stroll down Walking Street in Pattaya, Thailand, on Aug. 31, 2026. (AP Photo/Sakchai Lalit)

Pattaya è recentemente tornata sotto i riflettori per l’arrivo di circa 5.000 Marines statunitensi della portaerei USS Abraham Lincoln, sbarcati nell’area per alcuni giorni di riposo dopo una lunghissima missione in mare. Questa città affacciata sul Golfo di Thailandia ha sempre avuto una fama, per così dire, molto particolare. Pattaya, infatti, è uno dei luoghi più conosciuti al mondo per il turismo sessuale, reputazione costruita in decenni e che le autorità thailandesi cercano oggi, non senza difficoltà, di provare a cambiare.

La città dove la notte non finisce mai

Partiamo da un presupposto: la prostituzione in Thailandia è formalmente illegale, ma a Pattaya l’attività è stata per anni tollerata e si è sviluppata alla luce del sole, diventando uno dei motori economici della nightlife locale. Inutile girarci attorno, perché quando cala il sole la città cambia letteralmente volto.

Go-go bar, locali notturni, beer bar, spettacoli per adulti e ragazze che aspettano i clienti lungo i marciapiedi compongono un’industria del sesso diventata parte integrante dell’immagine internazionale della città. Il fenomeno non riguarda però soltanto la strada più famosa. A Jomtien, a pochi chilometri dal centro, i locali sono più discreti ma il meccanismo è simile: molti clienti sono stranieri, spesso uomini occidentali di mezza età o pensionati che trascorrono a Pattaya periodi sempre più lunghi.

Il Guardian, non a caso, ha definito Pattaya la capitale thailandese del turismo sessuale e ha stimato in circa 60.000 il numero delle sex worker presenti in città. Molte arrivano dalle province rurali più povere del Paese, dove le opportunità di lavoro sono limitate. La città conta poco meno di 120.000 residenti thailandesi registrati, ai quali si aggiungono decine di migliaia di stranieri che vivono stabilmente o per lunghi periodi nelle sue diverse zone.

La “capitale del turismo sessuale”

La storia spiega molto di quello che Pattaya è diventata. Prima del boom turistico era soprattutto un piccolo villaggio di pescatori. La svolta arrivò durante la guerra del Vietnam, quando la città cominciò a essere frequentata dai militari americani in cerca di riposo e divertimento. Intorno a quella presenza nacquero rapidamente alberghi, ristoranti, bar e locali destinati alla nightlife.

Quando la guerra finì, però, il fenomeno non scomparve. Al contrario, Pattaya aveva ormai trovato una nuova vocazione turistica. I militari lasciarono spazio a visitatori provenienti dall’Europa, dall’Australia, dalla Russia e da altri Paesi asiatici. Il settore si allargò e il sesso diventò progressivamente una componente strutturale dell’economia notturna.

Lungo poche strade si concentrano centinaia di attività legate all’intrattenimento, mentre in altre zone della città il rapporto tra turismo, soggiorni di lunga durata e industria del sesso è meno appariscente ma altrettanto importante. Pattaya ha così sviluppato una doppia identità: durante il giorno è una località balneare con spiagge, centri commerciali, ristoranti, hotel, campi da golf e attrazioni per famiglie; di notte torna a essere quella “Sin City” che per decenni ha attirato soprattutto uomini in cerca di sesso e divertimento.

L’altra faccia dell’industria del sesso

Attenzione però, perché dietro le luci, la musica e il flusso continuo di turisti esiste un’industria nella quale povertà, sfruttamento e vulnerabilità possono intrecciarsi.La questione è complessa anche perché migliaia di adulti dipendono economicamente da questo settore.

Per molte lavoratrici provenienti dalle aree rurali, Pattaya rappresenta una delle poche città dove è possibile trovare rapidamente un reddito. Ma la stessa rete che offre un’opportunità economica può esporre le persone a violenze, coercizione, abusi e ricatti.

La normalizzazione del mercato sessuale può inoltre rendere più difficile distinguere tra lavoro volontario, sfruttamento e traffico di esseri umani. È questa la zona grigia sulla quale le autorità thailandesi cercano di intervenire, con controlli sui locali e campagne contro la prostituzione minorile, senza però riuscire a cancellare un sistema economico ormai profondamente radicato.

Cambiare immagine è difficile

La pandemia ha mostrato quanto l’economia locale fosse dipendente dai visitatori stranieri. Già, perché quando le frontiere thailandesi furono chiuse durante la pandemia la gigantesca macchina della nightlife di Pattaya si è quasi completamente fermata.

Il vero problema per Pattaya, in ogni caso, è adesso capire se sia possibile separare la città dalla sua fama. Le autorità hanno investito negli ultimi anni per attirare famiglie, congressi, eventi internazionali e un turismo più diversificato. Sono stati promossi parchi acquatici, centri commerciali, marina, strutture sportive e nuove attrazioni. Anche la sicurezza è stata rafforzata in alcune aree della nightlife.

Basta tuttavia percorrere la richiamata Walking Street dopo il tramonto per capire quanto sia ancora forte il vecchio modello: insegne luminose, musica ad alto volume, locali per adulti e una folla di turisti stranieri.

Il futuro di Pattaya passa quindi da un equilibrio complicato: continuare ad attirare milioni di visitatori senza dipendere esclusivamente dal turismo sessuale, combattere sfruttamento e prostituzione minorile e, allo stesso tempo, non distruggere un settore dal quale migliaia di persone ricavano il proprio reddito.

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