Nella profonda cavità della terra, gli uomini si sono dovuti adattare alla mancanza di luce e alla distanza da una superficie ormai egemonizzata dalla presenza di un essere meccanico super-intelligente: la macchina. L’hanno divinizzata ed eletta a loro oscura guida, mentre si replicano nel tedio asfittico delle viscere di pietra e di terriccio del mondo.
Fin quando un ribelle, Kuno, decide di risalire, senza alcuna autorizzazione, per sbirciare e sincerarsi del potere di questa proto-intelligenza artificiale. Non siamo tra le pagine della sceneggiatura di Terminator e la Macchina non è Skynet. Si tratta del racconto di E.M. Forster, La macchina si ferma, risalente al 1909.
L’attitudine alla salvezza ctonia di un genere umano ricacciato indietro, e minacciato, dal prodotto del suo stesso ingegno tornerà più volte e Stanislaw Lem ne teorizzerà la fusione tra le pagine del suo Summa Technologiae, immaginando una intelligenza artificiale-organismo planetaria in cui meccanico e biologico diventeranno indistinguibili. Fosche sfumature simili Lem le trasporrà pure in La formula di Lymphater. Già nel 1872, in realtà, Samuel Butler aveva speso ben tre capitoli di Erewhon per immaginare un libro sacro della super-intelligenza artificiale, il Book of the Machines, la cui consistenza distopica non appare molto distante dal Jihad Butleriano coniato da Frank Herbert nel ciclo di Dune: bisogna combattere la macchina, sapendo che per quanto bene essa potrà arrecare, alla fine essa distruggerà il genere umano. Non stupisce che l’intuizione di Butler sarà citata più volte da Mark Fisher, Nick Land e dagli accelerazionisti. E se temete lo squillare del telefono, al pensiero che possa essere qualche scocciatore pubblicitario, immaginate che nel 1964 Arthur C. Clarke scrisse di un enorme, telefonico grido di dolore prodotto da una super-intelligenza che avrebbe preso il controllo anche degli apparati militari. Uno dei creatori del World Wide Web, Tim Berners-Lee, ha dichiarato che il racconto Chiamata per l’Homo Sapiens gli ha ispirato l’idea del web. Auguri.
Di poco più ottimistico Robert Heinlein che nel suo romanzo libertario La luna è una severa maestra, autentica bibbia della Silicon Valley, è costretto a descrivere la distruzione violenta di una IA inizialmente alleata del genere umano. James Patrick Kelly, una delle voci più interessanti del post-cyberpunk, a inizi 2026 ha pubblicato un racconto, Je Ne Regrette Rien che unisce in simbiosi lo sviluppo di una super-intelligenza antropomorfa cinese, i Ni Ren, e l’incubo del colpo di Stato globale dell’Ia, questa volta però non portato avanti con la forza bruta ma con la persuasione occulta.
Davanti tanto pessimistico sfacelo non resta che affidarsi al sarcasmo di Douglas Adams, l’autore preferito di Elon Musk, il quale immagina una super-macchina divinizzata, Deep Thought, che impiega milioni di anni per fornire la risposta essenziale a cosa sia la vita. Ed è una risposta senza senso; il numero 42.
