Duane “Keffe D” Davis, 63 anni, ex leader della gang South Side Compton Crips, è stato condannato a Las Vegas a una pena da 40 anni di carcere fino all’ergastolo per aver organizzato l’omicidio di Tupac Shakur. La sentenza chiude un capitolo giudiziario rimasto aperto per quasi trent’anni, dopo la sparatoria del 7 settembre 1996, quando il rapper fu colpito mentre viaggiava a bordo di una BMW con il produttore discografico Marion “Suge” Knight. Shakur morì in ospedale sei giorni dopo, a soli 25 anni. La giuria aveva dichiarato Davis colpevole di omicidio di primo grado con l’uso di un’arma mortale nell’agosto 2026. Arrestato nel 2023, è la prima persona condannata per il delitto. Il suo avvocato, Michael Sanft, ha annunciato l’intenzione di impugnare la decisione: “Faremo ricorso contro questa sentenza”.
La vendetta dopo la rissa all’MGM Grand
Secondo l’accusa, l’omicidio sarebbe stato organizzato per vendicare un’aggressione avvenuta poche ore prima all’interno del casinò MGM Grand di Las Vegas. La sera del 7 settembre 1996, Shakur e alcuni membri del suo entourage avevano picchiato Orlando Anderson, nipote di Davis e legato alla gang dei South Side Compton Crips. I gruppi rivali si trovavano in città per assistere all’incontro di boxe tra Mike Tyson e Bruce Seldon. I procuratori sostengono che Davis abbia deciso di reagire organizzando una spedizione punitiva. Avrebbe fatto salire il nipote e altri due uomini su una Cadillac bianca, mettendosi alla ricerca dell’auto con a bordo il rapper e Knight. Quando i veicoli si affiancarono nel traffico, uno degli occupanti della Cadillac aprì il fuoco. Shakur fu raggiunto da quattro proiettili. Knight riportò una ferita superficiale alla testa e sopravvisse. Anderson, che aveva negato ogni coinvolgimento nell’omicidio, morì nel 1998 in una sparatoria estranea al caso. Anche gli altri due uomini che si trovavano nella Cadillac sono morti.
Le dichiarazioni che hanno portato alla condanna
Le prove decisive contro Davis sono arrivate in gran parte dalle sue stesse parole. Nel 2008, durante un colloquio riservato con gli investigatori impegnati nelle indagini sull’omicidio di Christopher Wallace, noto come Notorious B.I.G., l’ex membro della gang aveva raccontato il proprio ruolo nella vicenda di Shakur. Un accordo con le autorità lo proteggeva inizialmente da eventuali incriminazioni sulla base delle informazioni fornite.
La situazione cambiò dopo la pubblicazione, nel 2019, dell’autobiografia Compton Street Legend e le successive interviste ai media, nelle quali Davis tornò a parlare del delitto. Secondo l’accusa, quelle dichiarazioni fecero venir meno la protezione prevista dall’accordo. Il giudice autorizzò quindi l’utilizzo nel processo anche della registrazione del colloquio con la polizia. Davis aveva raccontato di trovarsi nella Cadillac dalla quale partirono i colpi e di aver passato l’arma agli uomini seduti dietro di lui. I procuratori lo hanno indicato come l’organizzatore dell’agguato, pur senza accusarlo di aver sparato personalmente. La difesa ha sostenuto che i suoi racconti fossero esagerazioni e invenzioni, utilizzate per alimentare la propria notorietà e vendere il libro.
Un mistero ancora aperto
La condanna rappresenta una svolta in uno dei casi irrisolti più celebri della cronaca americana, ma non chiarisce definitivamente l’identità dell’uomo che uccise il rapper. Le autorità non hanno indicato in via conclusiva chi abbia premuto il grilletto durante l’agguato. La morte di Shakur, tra gli artisti più influenti e di maggior successo commerciale del rap, contribuì ad alimentare le tensioni tra le scene musicali della costa orientale e di quella occidentale degli Stati Uniti negli anni Novanta. Il suo omicidio è stato inoltre a lungo accostato a quello di Notorious B.I.G., ucciso a Los Angeles nel marzo 1997. Anche quel caso resta senza una soluzione giudiziaria e non è stata dimostrata una responsabilità per la morte di Wallace. Davis ha dichiarato che intende presentare ricorso contro la condanna. La vicenda giudiziaria potrebbe quindi proseguire, mentre restano senza risposta alcuni interrogativi sulla dinamica dell’agguato che costò la vita a Tupac Shakur.
