Si chiamavano Cora, Dawson e Callan e avevano rispettivamente 5 anni, 3 anni e 8 mesi: nel gennaio 2023 sono stati uccisi dalla loro mamma, Lindsay Clancy, un’infermiera, nello scantinato di casa. La donna li ha strangolati con gli elastici che si usano per fare ginnastica, uno dopo l’altro: poi si è ferita con un coltello e si è buttata da una finestra, nel tentativo di ammazzarsi. È finita invece paralizzata e oggi, in sedia a rotelle, è la drammatica protagonista del processo che la vede unica imputata per triplice infanticidio.
Quei tre bambini troppo piccoli sono le vittime di una storiaccia difficile da interpretare, che è arrivata al suo epilogo: in queste ore, alla Corte Superiore di Plymouth, negli Stati Uniti, si attende il verdetto di un caso che ha sconvolto l’opinione pubblica e che infuoca fazioni e coscienze. Che la madre abbia ucciso i figli è acclarato: il doloroso punto da sciogliere è se ne abbia la responsabilità penale, cioé se al momento degli omicidi fosse lucida e cosciente (come sostiene l’accusa), o se invece quel pomeriggio non fosse in grado di intendere e volere, in preda a deliri psicotici di una possibile depressione post partum (è la tesi della difesa).
La giuria popolare, composta da 3 uomini e 9 donne, è riunita ormai da cinque giorni ma non riesce a trovare una decisione all’unanimità, come è invece richiesto dalla legge del Massachusetts, e ha comunicato al giudice la situazione di stallo: in risposta ha ricevuto l’invito a riunirsi di nuovo. Da un momento all’altro sono dunque attesi sviluppi: se non ci sarà verdetto, «il processo del secolo», come è stato definito dalla stampa, potrebbe essere dichiarato nullo.
Negli Stati Uniti tutto il dibattimento, che si è svolto quest’estate, è stato trasmesso in diretta streaming, sollevando una sorta di isteria collettiva: da una parte sono nati addirittura fan club di mamma Lindsay, i cui esponenti hanno anche rumorosamente dimostrato davanti al tribunale, dall’altra soprattutto sui social migliaia di persone sentenziano la colpevolezza della donna senza ombra di dubbio. Molto complicato capire chi stia dalla parte della ragione, poiché è indubbio che questo sia un caso da psichiatri e da periti, più che da avvocati: c’è da scrutare nella mente di una madre che ha commesso tre filicidi e che in tribunale si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Una Medea all’apparenza impassibile, i lunghi capelli sciolti, gli occhi senza lacrime, assiste al dibattimento inchiodata in carrozzina. I testimoni ascoltati in aula sono stati 84, 74 per l’accusa e 10 per la difesa, compresi l’ex marito Patrick, la madre di lei e la suocera: tutti e tre hanno dichiarato che Lindsay fosse stata in cura da diversi psichiatri e che assumesse medicinali e antipsicotici. Due settimane prima degli omicidi, era uscita da una clinica. Ma l’accusa non crede alla psicosi post partum, che è il nodo cruciale della vicenda: nonostante i problemi di salute, avrebbe premeditato i delitti, compiuti coscientemente.
Lindsay Clancy fa orrore o pietà? In ogni caso, non sarà mai più libera: se verrà dichiarata colpevole, andrà all’ergastolo, se sarà invece non colpevole per infermità mentale potrebbe comunque finire ricoverata a vita.
