Le perquisizioni a casa di Andrea Mountbatten Windsor collegate al caso Epstein erano illegali. Lo ha stabilito ieri il giudice dell’Alta Corte di Londra a cui si era rivolto il fratello di Re Carlo, portando di fatto in tribunale la polizia britannica, caso più unico che raro nella storia di questo Paese. In realtà, anche se l’ex reale ha vinto la causa, la sua posizione relativa al caso Epstein non cambia, dato che Andrea rimane sotto inchiesta e i beni sequestrati nella sua abitazione restano nelle mani degli inquirenti fino alla prossima udienza che si terrà nel 2027.
L’errore che ha portato a definire illegittime le perquisizioni è infatti squisitamente formale, visto che si è scoperto che i mandati rilasciati sotto la sezioni 8 e 9 della legge avrebbero dovuto riguardare soltanto la sezione 9. Una vittoria piccola piccola, quindi, per l’ex principe caduto in disgrazia e che ricorderà ancora come un trauma quel 19 febbraio - che peraltro era anche il giorno del suo compleanno - quando gli agenti hanno bussato alla sua porta, pronti a mettere a soqquadro ogni stanza e a sequestrare documenti e computer. Quello stesso giorno un Andrea completamente sotto choc era stato anche temporaneamente arrestato e interrogato per molte ore. Il suo viso devastato, lo sguardo vitreo, ripresi con uno scatto rubato mentre tornava a casa in macchina dopo il rilascio, hanno fatto il giro del mondo. L’arresto era avvenuto subito dopo la pubblicazione da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense di documenti che suggerivano che Andrea avesse passato informazioni confidenziali al pedofilo Jeffrey Epstein quando era inviato per il commercio nel 2010.
Il fratello del Re ha sempre negato di aver commesso simili azioni, ma la sua immagine è ormai compromessa per sempre. Inoltre la decisione di ieri non implica in alcun modo che l’indagine debba venir chiusa, a dimostrarlo il fatto che il giudice ha consentito alla polizia di tenere gli oggetti confiscati. «Chi è in possesso di proprietà sequestrate con un mandato illegittimo può ancora tenerle, se si dimostra che le perquisizioni potevano avvenire legittimamente con un differente mandato», ha spiegato il giudice ieri. E sempre ieri un portavoce della polizia di Thomas Valley ha precisato che le conclusioni relative all’illegalità dei mandati di ricerca non costituiscono un giudizio sull’inchiesta ancora in atto. «Accettiamo il fatto che il rilascio dei mandati sotto una specifica sezione di legge non fu corretto, ma questo non significa che lo sia l’intera indagine».
Non c’è dubbio che la vicenda abbia procurato un certo imbarazzo tra i ranghi della polizia di Londra, ma di fatto l’inchiesta che collega Andrea a Epstein andrà avanti senza intoppi. E a quanto dicono i media il Re, che ha tolto al fratello titoli e onorificenze, non sembra voler tornare sui propri passi, tanto è vero che non ha neppure pagato il ricorso presentato da Andrea contro la polizia.
