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Cronaca internazionale

Evergrande, ergastolo per Hui Ka-yan: finisce in carcere il “re del mattone” cinese

Confiscati tutti i beni dell’ex miliardario. Il crac da 300 miliardi di dollari diventa il simbolo della grande bolla immobiliare cinese

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È il definitivo crollo di uno degli uomini simbolo del boom immobiliare cinese. Hui Ka-yan, fondatore di Evergrande ed ex miliardario, è stato condannato all’ergastolo da un tribunale di Shenzhen, mettendo il sigillo giudiziario sulla parabola del “re del mattone” che aveva costruito uno dei più grandi imperi immobiliari della Cina.

Ergastolo per Hui Ka-yan

La sentenza arriva dopo anni di crisi e sancisce la caduta dell’uomo che aveva incarnato, nel bene e nel male, la vertiginosa espansione del settore immobiliare cinese. Hui, conosciuto anche come Xu Jiayin, è stato giudicato colpevole di una serie di reati finanziari, tra cui raccolta illegale di depositi, frode nella raccolta fondi e uso improprio di capitali.

Il tribunale ha inoltre ordinato la confisca di tutti i suoi beni personali e la privazione a vita dei diritti politici. Cinque altri dirigenti sono stati condannati a pene comprese tra sei e 18 anni.

Il caso Evergrande rappresenta però molto più della caduta di un singolo imprenditore. La società, un tempo tra i colossi assoluti del real estate cinese, è diventata il simbolo della gigantesca bolla immobiliare esplosa dopo anni di crescita alimentata dal credito. Come ha ricordato Reuters, Evergrande è andata in default nel 2021 sulla maggior parte dei suoi circa 300 miliardi di dollari di passività, trascinando nella crisi milioni di acquirenti, fornitori, investitori e creditori. La condanna di Hui chiude così una parabola iniziata con una delle più spettacolari storie di successo dell’economia cinese e terminata con il carcere.

Il tramonto del caso Evergrande

Evergrande dovrà pagare una multa di 8,82 miliardi di yuan, pari a circa 1,3 miliardi di dollari, mentre Hengda Real Estate, principale controllata onshore, è stata sanzionata per altri 7 miliardi di yuan. Complessivamente, si tratta di 15,82 miliardi di yuan, circa 2,4 miliardi di dollari: una delle più pesanti sanzioni comminate in Cina nell’ambito di procedimenti penali contro imprese. La vicenda giudiziaria arriva tra l’altro dopo che le autorità avevano contestato a Evergrande anche l’alterazione dei bilanci e l’occultamento delle passività.

La parabola di Hui è particolarmente emblematica perché coincide quasi perfettamente con quella del mattone cinese. Per anni Evergrande ha venduto appartamenti in centinaia di città, finanziato nuovi progetti e trasformato il debito in carburante per una crescita apparentemente inarrestabile. Al suo apice, il gruppo valeva oltre 50 miliardi di dollari in Borsa. Poi il meccanismo si è inceppato: i controlli sul credito, il rallentamento delle vendite e la crisi della fiducia hanno reso insostenibile una montagna di debiti sempre più difficile da rifinanziare.

Nel gennaio 2024 un tribunale di Hong Kong ha ordinato la liquidazione di Evergrande, mentre nell’agosto 2025 il titolo è stato definitivamente cancellato dalla Borsa di Hong Kong dopo un crollo di oltre il 99% rispetto ai massimi. Bloomberg ha descritto la condanna come l’ultimo atto della drammatica caduta del magnate che aveva rappresentato l’età dell’oro del real estate cinese.

Hui Ka-yan, l’ormai ex “re del mattone”, è dunque finito in carcere, mentre il suo impero è stato smantellato. La storia di Evergrande verrà così ricordata per una crescita costruita sul debito e per una caduta capace di scuotere l’intera economia cinese. L’ergastolo di Hui chiude il capitolo personale della vicenda. Il rebus del mattone cinese, tuttavia, non è ancora stato risolto.

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