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Cronaca internazionale

Flydubai, tutte le tappe che hanno portato al dirottamento

Quattro ore di ordinaria follia: dal tentativo di uccidere il comandante all’intenzione di far schiantare l’aereo che precipita a 970 Km/h, ecco cosa è accaduto sul volo da Dubai e Tel Aviv

epa13273002 A Flydubai aircraft carrying passengers from Tabuk, Saudi Arabia, stands on the tarmac after landing at Ben Gurion International Airport near Tel Aviv, Israel, 30 September 2026. Flydubai confirmed that flight FZ 1073 from Dubai to Tel Aviv experienced an in-flight incident and diverted safely to Tabuk Airport in Saudi Arabia following an altercation in the flight deck, before passengers were safely transported to their destination. EPA/ABIR SULTAN

Chiarezza è stata fatta su gran parte degli aspetti: si conosce il copilota estremista che voleva far schiantare l’aereo uccidendo il comandante con un’ascia ma soprattutto la bravura di quest’ultimo, un eroe, che ha evitato un disastro in stile 11 settembre.

La premeditazione nasce da lontano

Alle 6 del mattino, circa, i piloti salgono a bordo per i consueti controlli di rito prima di un volo: Smit Machchhar è il comandante 38enne, Hamam al-Hammami il suo vice di 29 anni, il codice volo FL1073. Purtroppo, il copilota ha già in mente il suo piano folle e diabolico secondo l’intelligence israeliana, ovvero dirottare l’aereo contro i grattacieli della città di Tel Aviv.

Cosa accade dopo il decollo

I passeggeri sono tutti a bordo, il Boeing 737 si alza in volo alle ore 7.05 locali (orario di Dubai): inizialmente, tutto va per il verso giusto, la rotta è quella corretta e non c’è alcun sentore di quanto potrebbe accadere da lì a breve. Dal radar a terra, il volo ha una velocità di crociera di 850 Km/h, nulla di anomalo fin qui. Mentre ai passeggeri vengono serviti dei pasti, un’ora dopo l’aereo raggiunge la velocità di crociera e viene inserito il pilota automatico.

La preghiera del copilota

Al-Hammami chiede a Machchhar di pregare, i musulmani lo fanno cinque volte al giorno. Dunque, se quella richiesta non è per niente strana, poco dopo accade l’impensabile. All’interno della cabina di pilotaggio c’è l’ascia di emergenza, strumento d’obbligo per quasi tutti i voli commerciali. Il copilota la afferra e colpisce il comandante alla nuca. Ne nasce una colluttazione, il tempo è un fattore fondamentale: Machchhar, gravemente ferito, pensa a come poter aprire la porta blindata e chiedere aiuto. Alcune fonti hanno spiegato al Corriere che c’è un codice per poterla sbloccare dall’interno ma non è qualcosa che in quel momento può fare. L’unico metodo è aprirla con la manopola, ruotarla e aprire: e così, miracolosamente, accade.

“Sta ammazzando il pilota”

Una donna sente la colluttazione dall’interno, apre la porta e si ritrova davanti a una scena raccapricciante con sangue dappertutto e il copilota che prova ad uccidere il comandante. Dentro si precipitano alcune persone allarmate ma nel frattempo il piano diabolico di al-Hammami ha un intoppo: staccando il pilota automatico, prende i comandi dell’aereo e fa di tutto per farlo schiantare tant’è che il Boeing perde quota per quasi cinquemila metri in brevissimo tempo.

Secondo alcune ricostruzioni e dai video amatoriali che circolano in rete, si notano le luci d’emergenza accese: questo avviene quando vengono spenti i motori dell’aereo. Questo aspetto è al vaglio degli inquirenti, capire cioè se il copilota abbia anche spostato in “Cutoff” i propulsori. L’aereo va giù in picchiata a 970 Km/h, una velocità folle che rompe anche la coda del Boeing.

Dopo minuti infiniti, alle 9.25 ecco l’intervento di due piloti che prendono in mano i comandi dell’aereo e riportano gradualmente la situazione alla normalità. Pochi minuti dopo ecco che arriva la richiesta “7500”, che corrisponde all’accesso non autorizzato in cabina di pilotaggio. A quel punto, i controllori di volo sauditi indicano di atterrare a Tabuk: l’incubo finisce quando sono quasi le ore 11 del mattino.

“Atto terroristico”

I passeggeri piangono, pregano, ma sono sani e salvi. Per il comandante, invece, è una corsa contro il tempo per andare in ospedale e ricevere tutte le cure del caso prima che sia troppo tardi. Qualche ora dopo, le autorità degli Emirati Arabi parlano di “atto terroristico”. Gli interrogativi, però, rimangono aperti e tutt’altro che risolti: come mai il copilota è stato assunto da Flydubai nonostante fosse stato allontanato da Oman Air proprio per le preoccupazioni legate al suo estremismo? La porta blindata si è aperta soltanto perché il comandante ha trovato energie fisiche residue ma se non ce l’avesse fatta avremmo raccontato un’altra storia: dunque, cosa si può fare per aprirle anche dall’interno in caso di emergenza oltre a quanto esiste già nell’aviazione civile? L’ascia all’interno delle cabine: questa prassi verrà eliminata o modificata? Come mai Hamam al-Hammami era al suo posto nonostante i numerosi filmati dei mesi precedenti pubblicati sui social che avrebbero dovuto “attivare” in tempo utile un campanello d’allarme?

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