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Agguato nella città di Stade

Germania, sparatoria in un centro per madri e bambini: "Almeno 6 vittime. Dietro l'attacco custodia della figlia di 3 mesi, fermato il padre"

Polizia in massa nel centro della città della Bassa Sassonia. Il bilancio delle vittime potrebbe aggravarsi. Tajani: "Verifiche su eventuale coinvolgimento di italiani"

Germania, sparatoria in un centro per madri e bambini: "Almeno 6 vittime. Dietro l'attacco custodia della figlia di 3 mesi, fermato il padre"

Sei persone uccise, tre fermati, un possibile movente legato a una disputa per l'affidamento di una bambina di tre mesi. È il bilancio della sparatoria avvenuta in una struttura di assistenza ai minori di Stade, in Bassa Sassonia, uno dei più gravi episodi di violenza armata registrati in Germania negli ultimi anni. La polizia esclude al momento un movente politico o terroristico e ritiene che la strage sia maturata nell'ambito di una vicenda familiare.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il presunto autore, un uomo di 45 anni nato in Germania, residente nell'area di Hannover e di origini turche, si era recato nella struttura per partecipare a un incontro sull'affidamento della figlia di tre mesi. Durante la riunione avrebbe improvvisamente estratto un'arma da fuoco e aperto il fuoco contro i presenti. "Tutte le vittime erano dipendenti della struttura o dell'Ufficio per la tutela dei minori. Nessuna delle vittime aveva cercato rifugio presso la struttura", ha spiegato in conferenza stampa Kathrin Schuol, direttrice della polizia di Lüneburg. Cinque persone sono morte sul posto, mentre una sesta è deceduta successivamente in ospedale.

Le vittime sono quattro donne e due uomini, tutti adulti. La bambina al centro della controversia e la madre sono rimaste illese. La piccola è stata affidata ai servizi competenti, mentre la madre, una donna di 34 anni, è stata ascoltata dagli investigatori. Oltre al presunto attentatore, la polizia ha fermato anche la conducente dell'auto utilizzata per la fuga, che secondo gli investigatori ha "uno stretto legame con la famiglia dell'autore". Schuol ha precisato che il sospettato era già noto alle forze dell'ordine per precedenti episodi di minacce, ma "non era considerato una persona particolarmente violenta". L'arma è stata sequestrata e gli investigatori stanno accertando la sua provenienza. "Posso però confermare che il sospettato non era in possesso di un'autorizzazione al porto dell'arma", ha aggiunto.

Secondo le autorità, non esistono elementi che facciano pensare a un movente politico, terroristico o riconducibile a un femminicidio. Alcuni media tedeschi, tra cui Ndr e Wdr, hanno riferito che il padre della bambina avrebbe legami con il clan Miri, organizzazione criminale di origine curda attiva in Germania. La polizia e il ministero dell'Interno della Bassa Sassonia hanno però dichiarato di non avere al momento alcun riscontro su questa ipotesi. La strage di Stade riporta alla memoria altri gravi episodi di violenza armata che hanno segnato la Germania negli ultimi decenni, dalla strage nella scuola di Erfurt del 2002 all'attacco di Winnenden nel 2009, fino alle sparatorie di Monaco di Baviera nel 2016, Hanau nel 2020 e Amburgo nel 2023. Sebbene questi episodi restino relativamente rari, hanno contribuito a inasprire negli anni la legislazione tedesca sul possesso di armi da fuoco e ad alimentare il dibattito sulla prevenzione della violenza e sulla tutela delle persone più vulnerabili.

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