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Cronaca internazionale

Gruppi e guide social per varcare il confine. “C’erano 007 di Rabat”

Suggerimenti sulle rotte. “Portate pinne e ganci”. Il ruolo del movimento Haraga su Facebook. Madrid: “Agenti dei Servizi marocchini”

Migrants who crossed into Spain are escorted by Spanish soldiers, not pictured, toward the Spanish-Moroccan border for their return to Morocco from the Spanish enclave of Ceuta, Sunday, Aug. 2, 2026. (AP Photo/Antonio Sempere)

C’è una regia dietro l’invasione di migranti arrivati a Ceuta dal Marocco. Non si è trattato né di un avvenimento casuale né tantomeno scoordinato. Non a caso tra i 60mila migranti c’erano anche diversi agenti legati ai servizi segreti marocchini, come riferiscono fonti interne allo Stato Maggiore del corpo di gendarmeria spagnolo.

Nei giorni precedenti l’assalto alla frontiera spagnola su alcuni gruppi social sono comparsi post con le indicazioni per entrare a Ceuta, consigli logistici, numeri di telefono da utilizzare e persino le foto degli strumenti necessari a superare la frontiera tra cui ganci in metallo. In particolare cinque gruppi su Facebook con circa 230mila membri legati al movimento Haraga che in arabo nordafricano significa «coloro che bruciano il confine». Prima di essere oscurati, nei gruppi sono comparsi numerosi annunci per vendere occhialini da sub, pinne e galleggianti necessari per attraversare il mare. Il 13 luglio un utente scrive «Qual è meglio, Melilla o Ceuta?» mentre un altro chiede consiglio sulla distanza tra i posti di guardia della Guardia Civil per calcolare il momento migliore per attraversare la barriera.

Per aiutare a individuare il percorso più breve vengono pubblicati screenshot di Google Maps e compaiono addirittura annunci con tanto di numero di telefono per offrire «partenze garantite» con il marchio Transport Hraga. Come se non bastasse non mancano le richieste di consulenza legale, il 16 luglio un utente domanda «Sono entrato a Ceuta ieri sera; ora sono con la mia famiglia.

Come faccio a richiedere asilo umanitario?». I post si intensificano nei giorni scorsi: «Fratelli, il confine è ancora aperto? Sono in viaggio da sette ore. Che Dio vi protegga» scrive un marocchino. Una donna (l’unica tra chi commenta) originaria di Beni Mellal domanda come poter arrivare con suo marito e alcuni amici a Ceuta e come poter poi entrare nella Spagna Continentale.

Tra i post più allarmanti c’è una foto con due ganci di metallo curvi con manici (utilizzati presumibilmente per superare le barriere) e la richiesta di un utente sul gruppo: «Ragazzi, dove possiamo trovarli?». Non tarda ad arrivare la risposta «Se vi trovate a Tangeri, li troverete lì» e ancora «Sì fratello, sono disponibili. Ti mando un messaggio privato». Nonostante i gruppi della Haraga siano stati oscurati negli ultimi di giorni e rimossi da Facebook, le comunicazioni si sono spostate su altre piattaforme come Telegram a testimonianza del coordinamento e della regia di alcune realtà che utilizzano l’immigrazione illegale come arma politica e strumento per lucrare.

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