Con Pedro Sanchez in vacanza, il governo spagnolo sta cercando in ogni modo di recuperare il gravissimo danno d’immagine derivante dalla facilità con la quale oltre 60mila migranti hanno bucato la frontiera tra Ceuta e il Marocco, che rappresenta il confine meridionale dell’area Schengen e dell’Unione europea. II ministro degli Esteri, José Manuel Albares, durante un’intervista alla tv pubblica Tve, ha evitato di criticare l’operato di Rabat, nonostante pare ci siano elementi che fanno ipotizzare un ruolo secondo la stampa spagnola, ma ha rimesso nel suo mirino l’Italia. Una scelta non casuale, che cerca di disegnare la Spagna come Paese in assoluto controllo e forte, quando la realtà è che si ritrova isolato in Europa, con la maggior parte dei Paesi dell’Unione che seguono la linea Meloni. Il che rappresenta inevitabilmente un fallimento per la politica socialista di Sanchez e per tutti quei politici italiani di sinistra che lo idolatrano.
Dopo aver convocato l’ambasciatore italiano a Madrid per le dichiarazioni fatte da Antonio Tajani, che poi sono state replicate dai leader e dai ministri di mezza Unione europea, Albares ha dichiarato che “ci sono stati Paesi e governi che non si sono dimostrati all’altezza” e “il governo italiano è stato uno di questi”, sostenendo che “il Paese con il minor numero di ingressi nel Mediterraneo è la Spagna” mentre “il Paese con il maggior numero di ingressi è l’Italia”. Albares ha inoltre rivendicato il rapido rimpatrio in Marocco della maggior parte dei migranti arrivati irregolarmente a Ceuta, definendolo un risultato “inedito” che “diremo con molta chiarezza a Bruxelles”, un risultato che, secondo il ministro, “piacerebbe molto, per esempio, a un Paese come l’Italia”, che ha descritto come “il Paese con il maggior numero di ingressi irregolari in Europa, il doppio della Spagna”.
Ma la tesi di Albares è fuorviante e cherry-picking: usa un confronto selettivo per far passare l’idea che la Spagna “funzioni” e l’Italia no, ma i dati citati nei pezzi disponibili non lo supportano in modo onesto. Nel 2024 la Spagna ha visto crescere gli sbarchi del 12,5% rispetto al 2023, mentre nello stesso periodo l’Italia ha registrato un calo molto più marcato e ha continuato ad avere una forte pressione migratoria anche nel 2025, soprattutto via mare lungo le rotte atlantiche verso le Canarie. Ed è proprio in questo contesto che Albares ha omesso i dati forse più scomodi, che arrivando dalla Ong spagnola Caminando Fronteras: nel 2024 sono stati 10.457 morti o dispersi in totale tra i migranti che cercavano di entrare in Spagna, di questi: 9.757 sulla rotta atlantica, 517 sulla rotta algerina, 110 sullo Stretto e 73 su Alborán. Nel 2025, invece, Caminando Fronteras stimava 3000 morti o dispersi, di cui 1.482 sulla rotta atlantica. Nel 2024 nel Mediterraneo centrale ci sono stati 2200 morti e nel 2025 poco meno di mille. Sono numeri terrificanti ma l’Italia in tal senso non accetta lezioni dalla Spagna. Ceuta è stata una crisi lampo da decine di migliaia di ingressi in poche ore, che hanno configurato quasi un’invasione, non una prova di efficienza strutturale, anche perché la maggior parte sono tornati spontaneamente in patria, mentre quelli che sono rimasti si nascondono dall’esercito o si imbarcano verso la Spagna, come testimoniano i giornalisti spagnoli. E soprattutto la Spagna è lontana dai principali fronti caldi, non affronta il nodo geopolitico dell’Italia, esposta alla rotta centrale del Mediterraneo da Libia e Medio Oriente, molto più frequentata rispetto a quella atlantica, anche se con il giro di vite adottato dal governo Meloni, una fetta di quel traffico si è spostato sulle coste della Mauritania.
“Le parole del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares contro l’Italia sono inaccettabili. Anziché cercare un capro espiatorio, il Governo Sánchez dovrebbe spiegare perché non abbia ascoltato gli allarmi lanciati dalle autorità di Ceuta e perché abbia lasciato degenerare una crisi che oggi gli stessi amministratori locali definiscono il risultato di una risposta tardiva e insufficiente”, ha dichiarato la deputata di Fratelli d’Italia, Cristina Almici. “Per anni Pedro Sánchez è stato presentato dalla sinistra italiana come un modello. Oggi quel modello si sgretola davanti ai fatti. Lo stesso Governo spagnolo rivendica di aver proceduto al rimpatrio della quasi totalità dei migranti entrati irregolarmente. Viene quindi spontanea una domanda: se i rimpatri erano sbagliati quando li chiedeva il centrodestra, perché oggi diventano la soluzione quando a deciderli è un Governo socialista? L’Italia non accetta lezioni da chi oggi si trova a gestire un’emergenza che ha colto impreparato il proprio Paese”, ha aggiunto. “Consiglierei al Ministro spagnolo Albares che attacca l’Italia dicendo che non sa gestire il fenomeno migrazione - mentre il Governo Sanchez è il top - che le sue parole non sono da politico ma da modesto provocatore. La Spagna per respingere l’invasione di cittadini dal Marocco ha schierato l’esercito e messo a mare barriere di gomma per dissuadere chi tentava di arrivare a nuoto. Così sono buoni tutti. Questa comunque è la loro umanità, queste le loro inutili ‘lezioncine’”, ha dichiarato Simonetta Matone, ex magistrato e deputata della Lega.
