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Cronaca internazionale

Il camion del catering, l’Air Force One-esca e la minaccia iraniana: la fuga segreta di Trump da Ankara

Il presidente americano non sarebbe rientrato dalla Turchia a bordo dell’Air Force One come comunicato pubblicamente. Dopo il vertice Nato di Ankara, sarebbe stato trasferito in segreto su un C-32A mentre il vecchio Boeing 747 proseguiva verso il Regno Unito

Ankara, Esenboga Airport, 8 luglio 2026: Donald Trump sale a bordo del vecchio Air Force One davanti alle telecamere, saluta e scompare all’interno del Boeing 747. Pochi minuti dopo, però, un mezzo per il trasporto del catering viene posizionato accanto all’aereo. Il suo container viene sollevato fino all’altezza della fusoliera e il veicolo si sposta quindi verso un altro velivolo militare, un C-32A. La scena, osservata senza che quasi nessuno ne conoscesse il significato, sembrava quella di una normale partenza presidenziale.

L’operazione sarebbe stata organizzata dopo che l’intelligence aveva individuato una minaccia credibile proveniente dall’Iran. La ricostruzione pubblicata dal Washington Post racconta una delle più elaborate operazioni di depistaggio della sicurezza presidenziale americana degli ultimi anni.

La minaccia iraniana e il presidente trasformato in un bersaglio mobile

Il retroscena risale a quando Trump si trovava ad Ankara per il vertice della Nato. Il contesto era particolarmente delicato:l’intelligence aveva individuato una minaccia specifica contro Trump o contro l’aereo sul quale avrebbe dovuto viaggiare.

La valutazione avrebbe fatto scattare una vera e propria deception operation, un’operazione di inganno finalizzata a impedire a eventuali attentatori di conoscere la posizione effettiva del presidente. La partenza del presidente avveniva inoltre in un momento di forte escalation tra Washington e Teheran.

Trump aveva pubblicamente annunciato che avrebbe lasciato la Turchia a bordo del vecchio Air Force One, quello dalla caratteristica livrea azzurra, anziché utilizzare il più recente Boeing 747-8 donato dal Qatar agli Stati Uniti. La spiegazione ufficiale, quasi nostalgica: il presidente aveva parlato di un volo sul vecchio aereo “per i vecchi tempi”, mentre il nuovo velivolo avrebbe fatto tappa alla base britannica per essere mostrato ai militari americani.

Era, invece, parte del depistaggio. Il vecchio Air Force One sarebbe stato utilizzato come aereo-esca. Trump vi salì davanti alle telecamere, mentre giornalisti e membri dello staff presidenziale erano convinti che il presidente sarebbe effettivamente partito con loro.

Il camion del catering e il terzo aereo: come è stato costruito il depistaggio

Dopo essere entrato nell’Air Force One, Trump sarebbe stato trasferito, insieme ad alcuni collaboratori, dentro un camion utilizzato normalmente per caricare pasti e materiali a bordo degli aerei. Il mezzo, sollevato tramite un sistema idraulico fino alla porta del Boeing, sul lato opposto rispetto a quello utilizzato per l’ingresso pubblico del presidente.

Le immagini raccolte dai media presenti in aeroporto sembrano confermare la dinamica. Il camion compare accanto al vecchio Air Force One, con il container elevato all’altezza dell’aereo. Successivamente il veicolo si allontana e raggiunge un altro velivolo parcheggiato nelle vicinanze: il C-32A, una versione modificata del Boeing 757 utilizzata per il trasporto di alti funzionari del governo americano.

Sul C-32A sarebbe poi salito anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, separatamente, contribuendo a mantenere l’apparenza di una normale procedura di imbarco. Trump avrebbe quindi volato verso la Gran Bretagna su quel velivolo, mentre l’Air Force One ufficialmente indicato come suo aereo partiva con i giornalisti e parte dello staff a bordo.

Il dettaglio più significativo riguarda proprio i giornalisti. Ai membri della stampa che viaggiavano sull’Air Force One fu chiesto di tenere abbassate le tendine dei finestrini. In realtà, mentre la stampa credeva di trovarsi sull’aereo presidenziale, il presidente era già su un altro velivolo.

Il C-32A giunse poi a RAF Mildenhall intorno alle 22.20, ora locale, precedendo di pochi minuti il vecchio Air Force One. Successivamente Trump riapparve davanti alle telecamere scendendo proprio dall’Air Force One, contribuendo a mantenere fino alla fine la messinscena. Il Washington Post riferisce che non è ancora completamente chiaro come sia avvenuto il trasferimento dal C-32A al vecchio Boeing dopo l’atterraggio britannico.

L’Air Force One come esca e il precedente di Bill Clinton

Il Washington Post ricorda che non sarebbe la prima volta che un presidente americano utilizza un aereo-esca. Un precedente risale al marzo del 2000, quando Bill Clinton si recò in Pakistan. Anche in quell’occasione l’Air Force One ufficiale fu utilizzato come elemento di depistaggio mentre Clinton viaggiava su un altro aereo.

Il problema che emerge ora è però anche istituzionale. La stampa che viaggiava sull’Air Force One era stata lasciata all’oscuro dell’operazione e alcuni membri dello staff presidenziale non conoscevano la reale posizione del presidente. Il Washington Post sottolinea come sia raro, nella storia recente, che un presidente americano viaggi senza che il corpo stampa incaricato di seguirlo sappia dove si trovi effettivamente.

La Casa Bianca, dopo la pubblicazione della ricostruzione, non ha contestato direttamente l’esistenza dell’operazione. Il direttore della comunicazione Steven Cheung ha difeso invece la sicurezza del nuovo aereo donato dal Qatar, affermando che il velivolo dispone di protocolli di sicurezza di alto livello. Anche l’Air Force ha definito il nuovo aereo sicuro e dotato delle tecnologie necessarie alla missione presidenziale.

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