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Cronaca internazionale

Karim Khan destituito dalla Corte penale internazionale: la crisi che scuote l’Aia

Per la prima volta nella storia della Corte penale internazionale, l’Assemblea degli Stati Parte destituisce il procuratore capo. La decisione arriva dopo le accuse di abusi sessuali, sempre respinte da Khan

Da Almasri agli abusi. La parabola di Khan, il giudice anti-potenti

La Corte penale internazionale entra in un territorio inesplorato della sua storia. L’Assemblea degli Stati Parte, composta dai 125 Paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma, ha votato la destituzione del procuratore capo Karim Khan, ponendo fine a una vicenda che da oltre un anno aveva travolto il massimo organo inquirente del tribunale dell’Aia.

È la prima volta che un procuratore della Cpi viene rimosso dall’incarico. La decisione arriva dopo mesi di sospensione e al termine di un procedimento disciplinare incentrato sulle accuse di abusi sessuali mosse da una collaboratrice, accuse che Khan ha sempre respinto definendo il procedimento “illegale”, “ingiusto sul piano procedurale” e privo di prove sufficienti.

La rimozione è stata approvata con una larga maggioranza: 82 Stati hanno votato a favore della destituzione, ben oltre la soglia minima richiesta. Il provvedimento segue la sospensione decisa nel giugno scorso, quando il Bureau dell’Assemblea aveva concluso che vi fossero elementi sufficienti per avviare il procedimento di rimozione dopo un’indagine condotta dall’Ufficio dei servizi di controllo interno delle Nazioni Unite.

L’inchiesta riguardava le accuse presentate da una funzionaria della Corte, secondo la quale Khan avrebbe mantenuto con lei una relazione caratterizzata da un marcato squilibrio di potere e da episodi di natura non consensuale. I sostenitori di Khan hanno spesso sostenuto che il procuratore fosse diventato un bersaglio politico proprio per il suo ruolo nelle indagini su Israele e in altri dossier altamente sensibili.

Dal punto di vista giuridico, la destituzione di Khan non produce effetti sulle indagini e sui mandati di arresto già emessi dalla Corte. Le decisioni adottate dai giudici restano pienamente valide e continueranno a produrre effetti, indipendentemente dal cambio alla guida dell’ufficio del procuratore.

Da quando Khan aveva lasciato temporaneamente le sue funzioni nel maggio 2025, la gestione operativa delle inchieste era già passata ai procuratori aggiunti, che continueranno a garantire la continuità dell’attività investigativa fino alla nomina del successore.

La sfida per l’Assemblea degli Stati Parte sarà ora quella di individuare rapidamente un nuovo procuratore capace di ricostruire la credibilità dell’istituzione.

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