Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 09:48
Cronaca internazionale

La Sharia avanza in Svezia: operativo il “tribunale” per la popolazione islamica

Si tratta di una struttura privata di arbitrato che applica la legge islamica nelle cause civili e le decisioni sono giuridicamente vincolanti. Non si occupa di penale

Baci durante una diretta su Tik Tok e in Indonesia scatta la punizione choc: 21 frustate a una coppia

Le recenti elezioni svedesi si sono concluse con la vittoria del blocco di sinistra guidato dai Socialdemocratici di Magdalena Andersson con 176 contro i 173 del blocco di centrodestra al governo, con una differenza di appena 50.000 voti. A determinare lo spostamento dell’asse politico non è stata una bocciatura dell’elettorato svedese sul programma di governo, bensì l’effetto strutturale della regolarizzazione degli immigrati e delle successive generazioni.Il voto compatto delle aree urbane ad alta densità migratoria verso i Socialdemocratici e la sinistra radicale ha finito per compensare le perdite che la sinistra ha subito nell’elettorato tradizionale.

I voti che si stanno susseguendo in Europa stanno dimostrando che quando la cittadinanza viene concessa senza pretendere una reale integrazione ai valori culturali, il voto rischia di trasformarsi in uno strumento di tutela per interessi di comunità, invece che di difesa dell’interesse generale della nazione. Lo si vedrà presto a Berlino, per esempio, e lo si vede già nel Regno Unito. Non è un caso che, proprio mentre la sinistra festeggia, a Stoccolma nascano iniziative come il cosiddetto “tribunale della Sharia”, un istituto di arbitrato privato rivolto alla popolazione islamica per gestire contese finanziarie e familiari secondo i dettami religiosi.

Al costo di 20.000 corone di tassa d’iscrizione (quasi 1.800 euro), la struttura emette decisioni arbitrali giuridicamente vincolanti. Le materie trattate riguardano la finanza, contese commerciali e la regolamentazione economica dei divorzi. In quest’ultimo ambito, il principio applicato recepisce la disparità di trattamento prevista dalla sharia a svantaggio della donna. Particolarmente grave per la tenuta dello Stato di diritto è la validazione di accordi informali raggiunti mediante mediazioni patriarcali esterne, condotte da “personaggi d’influenza all’interno del gruppo”, che giungono al tribunale con verdetti sostanzialmente già scritti.

Si tratta di un meccanismo che nei fatti ratifica decisioni maturate all’esterno del sistema giudiziario statale che diventano poi legalmente vincolanti. Pur mantenendosi al di fuori della giurisdizione penale o dei diritti di custodia, l’istituto rappresenta una legittimazione formale di un sistema normativo estraneo ai valori occidentali e alla tradizione giuridica europea. Permettere che l’arbitrato civile diventi la porta d’ingresso per norme e consuetudini estranee alla tradizione giuridica continentale significa compromettere l’unitarietà della legge e la certezza del diritto e secondo le sempre più frequenti critiche che vengono avanzate a questo modello, si tratta del primo passo verso la legittimazione della Sharia.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.