Uno degli episodi più tragici e, per alcuni aspetti, più enigmatici della biografia privata di Ratko Mladic, è legato ad Ana, la figlia avuta con la moglie Bosiljka. La notte tra il 23 e il 24 marzo 1994, mentre infuriava la guerra dei Balcani e mancava un anno e mezzo al massacro di Srebrenica, la ragazza, che aveva 23 anni e studiava Medicina a Belgrado, si uccise sparandosi con una pistola appartenente proprio a Mladic e a cui il generale serbo-bosniaco teneva moltissimo.
Un suicidio avvolto dal mistero ancora oggi. Secondo una ricostruzione Ana, da tutti descritta come una giovane donna serena, avrebbe letto un articolo di giornale nel quale venivano descritte le brutalità attribuite al padre e alle sue forze e ne sarebbe rimasta profondamente sconvolta.
Esiste però un’altra ricostruzione, assai più drammatica. Ana avrebbe avuto un fidanzato, Dragan, mandato a combattere in Bosnia e rimasto ucciso. Secondo questa versione, Ratko Mladic avrebbe nascosto alla figlia la morte del ragazzo. Lo storico sloveno Jože Pirjevec, autore di importanti studi sulle guerre jugoslave, ha sostenuto che il suicidio potesse essere legato proprio a quella vicenda: Ana avrebbe in qualche modo voluto punire il padre, che avrebbe mandato Dragan al fronte e le avrebbe taciuto la sua morte.
Mladic non accettò mai che la figlia si fosse suicidata.
Continuò a sostenere che Ana fosse stata assassinata dai suoi nemici per colpire lui. Questa tesi non ha trovato conferme nelle indagini e viene generalmente attribuita a una convinzione personale del generale. La morte di Ana sembrò comunque averlo segnato profondamente.
Quando Mladic fu finalmente arrestato in Serbia nel maggio 2011, dopo sedici anni di latitanza, una delle sue richieste più insistenti fu quella di poter andare sulla tomba della figlia prima dell’estradizione all’Aia. Le autorità serbe glielo concessero.
