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Cronaca internazionale

Le difese italiane contro i droni in vista dello scudo Michelangelo

La protezione non è totale contro la minaccia della guerra ibrida sul fianco sud della NATO. Un alto ufficiale al Giornale: “L’obiettivo è dividere l’Alleanza atlantica in Europa”

droni kim

“Se parliamo di droni c’è del fondamento nelle minacce di guerra ibrida russa - conferma un alto ufficiale al Giornale - Quest’anno le violazioni dello spazio aereo UE sono raddoppiate rispetto al 2025. L’obiettivo è dividere la Nato in Europa. Vogliono dimostrare che non siamo capaci di difenderci dalle minacce”. Non è un caso che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, stia puntando ad uno scudo di difesa da droni e missili. E l’11 giugno, sul sito del governo, è stato pubblicato l’annuncio della “Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici”, che recepisce una direttiva europea sulla protezione di realtà pubbliche e private “che forniscono uno o più servizi essenziali, la cui interruzione avrebbe un impatto significativo per il mantenimento di funzioni vitali della società, di attività economiche, della salute e della sicurezza pubbliche o dell’ambiente”.

Non solo: “L’analisi del rischio fisico non può prescindere dal fatto che, nell’attuale contesto, molte interruzioni o danneggiamenti possono inserirsi in campagne ibride, ossia azioni ostili che mirano a colpire infrastrutture, servizi essenziali e processi decisionali”.Ma siamo in grado di difenderci dalla penetrazione di droni russi? Se un velivolo senza pilota, non autorizzato, sorvolasse Fiumicino esiste già un meccanismo ci controllo in grado di localizzare il relativo telecomando remoto, se opera a breve distanza. In caso di minaccia a lungo raggio il protocollo prevede l’abbattimento. La prima linea di difesa sono le squadre di caccia intercettori dagli Eurofighter Typhon agli F 35 dell’Aeronautica militare, ma piccoli droni, anche esplosivi, possono “bucare” lo spazio aereo o decollare in prossimità delle infrastrutture critiche.

Crosetto punta ad “una strategia unificata contro la guerra ibrida dei droni: una catena di condivisione delle informazioni moderna e tempestiva fra Difesa, Interno ed Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile nda)”.Le navi della Marina sono in grado di garantire una “difesa avanzata” con nuovi radar, i missili Aster ed i cannoni Oto Melara, che nel Mar Rosso hanno abbattuto i droni degli Houti. Le unità lanciamissili multiruolo, come Caio Duilio e Bergamini, sono in grado di creare una “cupola” di sicurezza e avvistamento radar che arriva fino ad un raggio di 120 chilometri.

Il 21 maggio dello scorso anno il generale Luciano Portolano, Capo di stato maggiore, durante un’audizione alla Commissione Difesa della Camera, lanciava l’allarme. “Esistono dei sistemi di difesa aerea, ma non abbiamo un sistema di copertura totale, sia sulla parte nazionale, ma soprattutto se andiamo a guardare in maniera più estesa l’area di responsabilità della Nato, con riferimento ai paesi del fianco Sud dell’alleanza” ha dichiarato l’alto ufficiale.

Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, è ancora più netto: “Non abbiamo una struttura complessiva per la difesa dello spazio aereo nazionale dai droni. Il numero di vettori contro i missili balistici è inadeguato, per non parlare della difesa a lungo raggio. In pratica il munizionamento è insufficiente per attacchi prolungati dal cielo”.

Portolano ha sottolineato che “abbiamo avviato l’approvvigionamento di ulteriori Aster 15, Aster 30, Aster 30 B1 NT” missili in grado di intercettare i vettori ipersonici e sono stati equipaggiati i nuovi sistemi di difesa terra-aria Samp-T, che entreranno in servizio entro il 2026. A breve termine è previsto l’acquisto di nuovi Samp-T, dopo i due forniti a Kiev e la batteria inviata in Arabia Saudita, messa in sicurezza in seguito agli attacchi Houti. Una delle priorità di Crosetto è dotarsi di un innovativo scudo di difesa missilistico e dai droni.

Il 9 dicembre, il generale Portolano, ha ribadito che “il «Dome» nazionale è un progetto con una forte valenza strategica”. E confermato gli assidui incontri con Leonardo “per definire in maniera chiara quali sono le esigenze operative che questa “cupola di protezione” dovrà avere per garantire la copertura totale del territorio nazionale”.Il progetto italiano si chiama “Michelangelo - The Security Dome”. Il 7 settembre, il nuovo amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha rivelato che “lo sviluppo sta andando bene. L’abbiamo realizzato, lo stiamo provando in maniera incrementale in Italia e lo proveremo in Ucraina” entro la fine dell’anno. In questa prima fase ci si concentra sulle “capacità anti drone-artiglieria” creando una rete di cannoncini “da 30, 40, 76 millimetri in rete, coordinati da un sistema di comando e controllo con un buon sensore, selezionando l’arma e il tempo giusti”. Michelangelo è un sistema che prevede la difesa simultanea, grazie all’interconnessione tra tutti i domini, cielo, terra, mare e spazio, con una impenetrabile protezione cyber ed il supporto fondamentale di un’applicazione evoluta di intelligenza artificiale.

Non una chimera di un lontano futuro, ma qualcosa di tangibile e integrato con altri sistemi europei entro il 2030. E il prossimo anno dovrebbe entrare in linea una prima architettura difensiva chiamata “dead zone”, quella testata in Ucraina. Michelangelo punta a fermare tutte le minacce: aeree e missilistiche, inclusi vettori ipersonici e sciami di droni, ma pure attacchi da unità navali di superficie e sotto il livello del mare. Il concetto multidominio utilizza qualsiasi sensore dal satellite in orbita, al radar, al drone o altri sistemi di rilevamento a terrai, che possono fornire dati sul pericolo in arrivo.

L’intelligenza artificiale, elaborando un enorme volume di dati, dell’ordine di centinaia di terabyte al secondo, calcola la traiettoria delle minacce, compresi i missili ipersonici e seleziona automaticamente il “miglior intercettore” disponibile dello scudo e meno costoso. Abbattere un drone che vale qualche decina di migliaia di euro con un missile intercettore da 1 milione è una follia economica. Non è fantascienza, ma un futuro ravvicinato che deve diventare realtà operativa il prima possibile. “Che succede se un drone colpisce i punti dove ci sono le scorte di gas per l’inverno? - si chiede la fonte militare del Giornale - Accadrebbe di tutto, dal panico ai prezzi che decollano, riversandosi sulle bollette fino a problemi concreti di approvvigionamento”. Un caos che punterebbe a sollevare l’opinione pubblica in vista delle elezioni.

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