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Cronaca internazionale

Migranti, è allarme in Svizzera: più dell’80% dei magrebini richiedenti asilo è stato indagato

Con una percentuale 99% di domande rigettate, questo particolare gruppo di migranti rappresenta un problema per il Paese elvetico, che ora passa all’azione

Tutta l’Europa è pronta a dare un giro di vite ai migranti irregolari che si sono stabiliti all’interno dei suoi confini e anche la Svizzera ha deciso di attuarla. La richiesta di rientro dei dublinanti all’Italia non è l’unico passo che il Paese elvetico ha deciso di intraprendere perché, nonostante la stringente politica contro le discriminazioni, ha deciso di rendere noti i dati della criminalità. Anche perché i dati ufficiali del segretariato di Stato della migrazione (Sem) tracciano un quadro critico che impone una riflessione importante per il Paese. Infatti, nel corso del 2024, ben l’80,5% dei richiedenti l’asilo provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia è stato iscritto nel registro degli indagati per uno o più reati commessi durante la procedura d’asilo o a seguito di un preavviso negativo.

I dati evidenziano un divario profondo rispetto agli altri flussi migratori: tra le persone giunte da qualsiasi altro Paese del mondo, la percentuale di individui coinvolti in procedimenti penali si ferma al 12,3%. Una differenza netta che trasforma la gestione dell’immigrazione irregolare dal Nord Africa in una priorità assoluta di ordine pubblico. A complicare la situazione si aggiunge un tasso di rifiuto delle domande che sfiora la totalità: il 99% delle richieste avanzate da cittadini magrebini viene respinto per mancanza dei requisiti. Per la Svizzera i Paesi del Maghreb sono considerati sicuri, quindi non sussistono le condizioni per concedere l’asilo. Quindi, a fronte di possibilità quasi nulle di ottenere la protezione, molti richiedenti cercano di ostacolare i controlli disertando gli appuntamenti ufficiali o facendo perdere le proprie tracce sul territorio per evitare l’espulsione.

Ora la Svizzera vuole cambiare passo e punta sull’accelerazione dei provvedimenti e sull’inasprimento delle misure coercitive. L’introduzione della procedura rapida “delle 24 ore” mira a formalizzare in tempi record i decreti di rifiuto, stroncando il fenomeno delle domande strumentali usate in passato al solo fine di accedere a vitto e alloggio prima di spostarsi altrove. L’obiettivo prioritario resta l’allontanamento rapido dal territorio di chiunque delinque. A questo scopo, Confederazione e Cantoni stanno rafforzando le regole sulla detenzione amministrativa e applicando un ricorso sistematico alle misure coercitive contro i recidivi, affiancando a queste azioni nuovi accordi di riammissione con i Paesi d’origine per velocizzare le identificazioni e i successivi espulsi.

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