Cresce il numero delle vittime e cresce la paura di nuove inondazioni nel Nepal che si lecca ancora le ferite dopo l’apocalisse di acqua e fango che l’ha sfregiato. Le autorità del Paese himalayano hanno aggiornato a 584 il numero delle vittime, mentre i dispersi sono 2.482, 1.924 in Nepal e 558 in Tibet. Tra questi figurano 517 cittadini stranieri, per lo più turisti e pellegrini.
L’emergenza non è finita. L’autorità nepalese per la gestione dei disastri ha segnalato un nuovo aumento del flusso di acque limacciose lungo il Bhote Koshi, nel distretto settentrionale di Rasuwa, una delle aree più colpite. La polizia ha inoltre lanciato l’allarme per una breccia in una diga sul versante tibetano, invitando abitanti e soccorritori a raggiungere zone sicure e più elevate per il rischio di nuove esondazioni.
Proprio Rasuwa resta uno degli epicentri dei soccorsi. L’esercito nepalese ha tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper
Trishuli Hydropower Project, mentre è corsa contro il tempo per salvare cento persone ancora bloccate. Nella sola giornata di giovedì i militari hanno salvato complessivamente 883 persone nella zona tra cui Gunakeshari Bohara, 94 anni, l’unica sopravvissuta tra gli ospiti di una casa di cura a Rasuwa. Le operazioni sono però complicate dal maltempo, dalla portata dei fiumi e soprattutto dalla distruzione delle infrastrutture.
«I ponti e le strade principali sono crollati, quindi non riusciamo a raggiungere le zone colpite», ha raccontato ai media vaticani suor Cecilia Durga Shrestha, direttrice esecutiva di Caritas Nepal. Le organizzazioni umanitarie stanno cercando percorsi alternativi per raggiungere i villaggi isolati, mentre la popolazione viene invitata ad abbandonare le aree più esposte. Pesantissime anche le conseguenze sui bambini. Secondo i primi dati di Save the Children, almeno 69 scuole sono state distrutte o gravemente danneggiate, con quasi 19mila studenti che rischiano di restare senza istruzione.
A Nuwakot nove bambini, rimasti isolati per due giorni nella loro scuola, sono riusciti a ricongiungersi con le famiglie. In india sono stati recuperati sette corpi trascinati fin lì dalla forza della corrente.
Katmandu, almeno per ora, ha deciso di gestire autonomamente le operazioni di ricerca e soccorso. Il governo ha fatto sapere di non avere bisogno di squadre straniere, nonostante le offerte arrivate tra gli altri da India, Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud. Il portavoce del ministero degli Esteri ha negato che la scelta sia legata alla particolare sensibilità geopolitica di Rasuwa, al confine con il Tibet. L’Ue ha comunque messo a disposizione due milioni di euro per cibo, acqua potabile, assistenza sanitaria e alloggi, attivando anche il servizio satellitare Copernicus. I ministri nepalesi devolveranno invece al fondo per i soccorsi l’equivalente di un mese del proprio stipendio.
