Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 09:10
L'esodo dal Marocco

“Non ci ha dato nemmeno l’acqua”. Da “grazie Pedro” alla rivolta anti Sanchez dei migranti

Il primo ministro spagnolo contestato a Ceuta, tra fischi e insulti: “Pagliaccio traditore”. I racconti drammatici di chi ha raggiunto il territorio spagnolo in terra d’Africa ma si è visto trattare peggio degli animali

A Ceuta, exclave spagnola sul territorio marocchina, vivono 85mila persone. Cinque anni fa arrivarono 10mila migranti e fu crisi. Stavolta ne sono arrivati 60mila. Una vera e propria invasione che ha messo a dura prova gli abitanti e l’intera Spagna, con il premier Pedro Sanchez finito nell’occhio del ciclone. Gli rimproverano, infatti, di aver attirato come una calamita il flusso di migranti con le sue politiche buoniste, unitamente alla sentenza della Corte suprema spagnola che ha vietato i respingimenti immediati di chi arriva a nuoto a Ceuta e nella sua gemella Melilla.

Ma al di là delle polemiche politiche, delle proteste e della preoccupazione dei Paesi europei, tra cui l’Italia, per ciò che sta accadendo, con un’immigrazione incontrollata e non gestita che potrebbe avere pesanti ripercussioni su tutto il Continente, a colpire è anche il racconto, spesso drammatico, delle persone che hanno raggiunto Ceuta.

Uno di questi è il diciannovenne Youssef. Questo il suo racconto, raccolto dal quotidiano spagnolo El Mundo. “Ce ne andiamo. La Spagna non ci vuole! Non ci hanno dato acqua, non ci hanno dato un pezzo di pane”. E poi, ancora più sprezzante: “Il Marocco è marcio. Ma la Spagna ci sta cacciando. Siamo così stanchi. Ce ne andiamo ora. Dovevamo provarci! Ci abbiamo provato, ma non abbiamo avuto fortuna”.

Con alcuni suoi amici, otto in tutto, era partito dalla città di Tetouan per tentare la fortuna, raggiungendo Ceuta a nuoto e poi spostandosi faticosamente a piedi, passo dopo passo, sugli sogli. Ce l’hanno fatta, e con loro tanti altri, alcuni coi gommoni, altri addirittura con le ciambelle e le pinne, come se si trattasse di una gita al mare. Sono arrivati a destinazione, sperando di aver compiuto il primo passo mettendo piede in Europa. Giuridicamente è così: il territorio appartiene alla Spagna ed è nell’area Schengen (che prevede la libera circolazione). Ma per spostarsi nel continente sono necessari dei controlli e, soprattutto, bisogna attraversare il mare.

Youssef è sfinito dalla stanchezza e dalla delusione. Ora, due giorni dopo l’inizio della sua “avventura”, fa marcia indietro, torna indietro. Deve farlo.

“Ho usato le mie infradito per aiutarmi ad arrivare a destinazione quando ho dovuto nuotare - racconta -. Le tenevo in mano per darmi la spinta. Avevo anche le pinne, ma ne ho persa una lungo il tragitto”.

Purtroppo c’è anche chi ha perso la vita e di cui si è perso persino il conto. Youssef dice di aver visto coi propri occhi due ragazzi cadere e battere schiena e testa sugli scogli. Finiti in acqua, non essendo in grado di nuotare sono stati inghiottiti dal mare.

Il governo spagnolo ha fatto sapere di essere corso subito ai ripari e di aver rimpatriato 48.000 persone. Ma è polemica sui numeri. C’è chi mette in dubbio che siano davvero così. Le strade dell’exclave spagnola in Marocco continuano a essere stracolme di migranti e si registrano anche episodi violenti, come testimoniano i residenti e anche un esponente del partito di Sanchez.

Qualcuno dei migranti si dispera perché, non sapendo cosa fare, si è convinto di dover tornare a casa a nuoto, seguendo lo stesso percorso fatto all’andata. I soldati spagnoli fanno il loro meglio per spiegare loro che non è così, che devono seguire un’altra strada, a piedi, per tornare nel vicino Marocco. “Sto tornando a casa. Sono venuto da solo”, racconta il sedicenne Ahmed al Mundo -. Mia madre non sapeva niente. Sono di Tetouan. Non so quando potrò arrivare a destinazione”.

I corpi senza vita dei disperati che non ce l’hanno fatta vengono recuperati dal mare. Sono già più di sessanta.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.