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Cronaca internazionale

“Cerco di vivere meglio, soffriamo in Marocco”. La storia di uno dei migranti arrivati a Ceuta

Il giovane marocchino Mahdi spiega che la vita in Marocco è molto difficile. Da qui il desiderio di raggiungere l’Europa

Le immagini di quanto accaduto a Ceuta, l’enclave spagnola travolta dalla più grave crisi migratoria degli ultimi anni, stanno facendo il giro del mondo, destando non poco sconcerto. Decine di migliaia di persone, perlopiù giovani uomini, hanno aggirato i blocchi di frontiera, riversandosi in massa sulle spiagge. Questo il probabile risultato della recente sentenza della Corte Suprema spagnola, secondo cui i migranti intercettati in mare non possono essere immediatamente respinti.

Fra le circa 50.000-60.000 persone arrivate in Spagna tra il 30 e il 31 luglio c’è anche Mahdi, un ragazzo marocchino originario di Marrakech. Intervistato subito dopo essere arrivato a Ceuta, il giovane si è mostrato sorridente e pieno di speranze. “Avevo già provato a venire qui due giorni fa, ma mi hanno bloccato in mare”, racconta, come riportato da Il Corriere. “Vorrei vivere meglio, soffriamo troppo in Marocco”, aggiunge.

Mahdi spiega che nella terra da cui proviene non c’è lavoro, e il poco che si trova è sottopagato. Non solo. Il giovane ha da dire anche sulla situazione sanitaria. “Se finisci in ospedale, a meno che tu non stia morendo, neanche ti guardano. Vede questa ferita? Me la sono fatta nel mio primo tentativo. Ci volevano dei punti di sutura, ma in ospedale mi hanno quasi riso in faccia”, spiega.

Parlando del suo primo tentativo di raggiungere la Spagna, Mahdi denuncia di essere stato catturato, picchiato e caricato a forza su un autobus dove viaggiavano altre quarantacinque persone. Il gruppo sarebbe poi stato abbandonato in un luogo remoto, in Marocco.

Invece di desistere, il giovane nordafricano ha deciso di riprovarci.

“Mi hanno spronato a non farlo”, rivela. “Non solo perché non si trovano cibo e acqua: mi hanno spiegato che alcuni abitanti della città si stanno organizzando in ronde e li hanno spaventati con i coltelli".

Invece di dare ascolto a quelle parole, si è nuovamente messo in viaggio. “Marrakech... So che per voi è attraente. Ma viverci è un’altra cosa. Non siamo liberi, sogniamo la democrazia“, conclude.

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