Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:49
In evidenzaAggiornato alle ore 10:49
Cronaca internazionale

“Oltre 100 soldati Usa e nessuna copertura aerea”: così in 36 ore gli Houthi hanno sconvolto il Medio Oriente

L’avanzata degli Houthi apre un nuovo fronte nel conflitto tra Stati Uniti e Iran

Houthi

Arabia Saudita (ed economia globale) sotto scacco. Giovedì i droni lanciati dalle milizie filo iraniane in Iraq hanno colpito alcune stazioni di pompaggio dell’oleodotto East-West provocandone la chiusura per precauzione. Nelle stesse ore, nello Yemen, gli Houthi, che da settimane sono tornati a minacciare la casa reale saudita, hanno conquistato la città portuale di Mokha e l’isola di Perim ottenendo di fatto il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb. Un double tap geopolitico che blocca il traffico in uscita del petrolio dell’Arabia Saudita, già messo in crisi dalle conseguenze della guerra tra Washington e Teheran su Hormuz, l’altro stretto strategico per il Paese sunnita e i suoi vicini.

Il rimpallo delle responsabilità per l’ennesima escalation in Medio Oriente, in particolare per l’avanzata fulminea degli Houthi che in 36 ore ha portato all’apertura di un nuovo fronte nel conflitto nella regione, è già cominciato. Come ha ricostruito la Cnn, mentre i proxy dell’Iran avanzavano verso Mokha, i generali dell’esercito yemenita inviavano a Riad disperate richieste di aiuto, nello specifico copertura dall’alto. Una fonte yemenita di alto livello legata alle forze militari del Paese ha dichiarato di aver contattato il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) e di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che gli Usa stessero “monitorando attentamente la situazione” e che il supporto aereo fosse “in arrivo”.

La stessa fonte, che ha reso noto che gli Houthi hanno impiegato tutto ciò che avevano (missili balistici compresi), ha aggiunto però che i rinforzi non sono mai arrivati. Dopo la presa di Mokha, i miliziani hanno ottenuto un altro successo strategico conquistando l’isola di Perim, all’imboccatura del Mar Rosso, che divide in due lo Stretto di Bab el-Mandeb.

A poco è servito l’appello del principe ereditario Mohammed bin Salman che giovedì ha parlato due volte con Donald Trump chiedendo di colpire gli Houthi e che ha ricevuto un niet da parte del presidente americano. Dalla Casa Bianca hanno fatto sapere che “gli Stati Uniti sono concentrati sulla protezione dei nostri interessi fondamentali di sicurezza nazionale - come garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso - e allo stesso tempo danno ai nostri partner regionali la possibilità di assumere un ruolo guida nella gestione e nella risoluzione delle sfide alla sicurezza regionale”. Una posizione che, qualsiasi sia la motivazione reale e pur tenendo conto della presenza di oltre 100 consiglieri militari statunitensi inviati in Arabia Saudita per aiutare la casa reale nella sua campagna, sembra mettere in discussione la storica alleanza tra Washington e Riad.

Una fonte regionale consultata dalla Cnn ha chiarito che “questa volta non è colpa degli yemeniti. È un disastro causato” dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita. L’insider ha proseguito sostenendo che si è trattato di un disastro “saudita-americano di proporzioni epiche”. Un esperto citato dall’emittente all news ha comunque dichiarato che la responsabilità della debacle è anche dei leader yemeniti, afflitti da divisioni interne che hanno comporomesso le loro difese.

A sostegno di quest’ultima analisi, una fonte occidentale a conoscenza delle operazioni ha riferito che i combattenti Houthi giunti a Mokha hanno trovato battaglioni yemeniti decimati con elenchi pieni di “nomi fantasma” e una reale forza dell’esercito pari a solo circa il 20% di quella dichiarata sulla carta. L’avanzata dei miliziani filo iraniani verso la costa occidentale, un’evoluzione che in molti si aspettavano, sarebbe stata aggravata anche dal ritiro lo scorso gennaio degli Emirati Arabi Uniti dallo Yemen a seguito di tensioni con i sauditi. Inoltre, Riad, che aveva messo il suo esercito in stato di massima allerta tre settimane fa, non avrebbe provveduto a rimpiazzare le truppe nelle basi svuotate.

Il presidente americano ha commentato nelle scorse ore l’evoluzione della situazione in Medio Oriente affermando che “gli Houthi ci hanno contattato e non vogliono combattere con noi” per poi aggiungere che i miliziani “lasciano passare la maggior parte delle navi. C’è solo un Paese che non gradiscono. E risolveremo la situazione”. Da Teheran un consigliere della Guida Suprema iraniana ha definito l’avanzata degli Houthi una “netta vittoria” sostenendo che “il popolo americano e gli alleati di Washington stanno pagando il prezzo della crisi economica e delle ambizioni di Trump”. Dalle ultime mosse intraprese dal regime degli ayatollah, dirette o attraverso i suoi proxy, sembra sempre più evidente che la Repubblica Islamica intenda continuare ad alzare la posta del conflitto, prolungandolo in maniera controllata e facendo sì che la “Porta delle lacrime”, come è noto lo Stretto di Bab el-Mandeb, faccia versare lacrime anche al tycoon e al suo partito alle elezioni di midterm di novembre.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.