Sembra incredibile ma in Siberia scoppia l’allarme peste, in piena tundra, nel nulla. E tutto sarebbe partito da una situazione simile a quella che molti pensano sia anche l’origine del Covid: un errore in laboratorio, una provetta rotta. Sarebbe accaduto nella sperduta regione di Irkutsk, all’Istituto anti-peste, dove è morta Darya Shipilova, tecnica di laboratorio di 28 anni. Non c’è stata alcuna dichiarazione ufficiale del Ministero della Salute russo (che sminuisce), ma le persone isolate in quarantena sarebbero 200: tutti quelli che, per lavoro o relazioni sociali, sarebbero stati in contatto con la scienziata e avrebbero potuto contrarre la peste polmonare. Sarebbe anche scattato l’obbligo di mascherine in un impianto di fusione dell’alluminio della stessa località siberiana come misura «preventiva».
Il batterio Yersinia Pestis, responsabile della peste, «è assente dall’Europa da circa 50 anni», ricorda la portavoce, ed è «trattabile con antibiotici». Il centro di prevenzione e controllo Ecdc, assicura di avere «i suoi canali per ottenere informazioni» sulla situazione in Siberia. Anche la Casa Bianca monitora i report relativi al caso. Dopo questo incidente ci dobbiamo preoccupare? Potrebbe dilagare anche negli altri paesi?
«È chiaro che siamo tutti con il fiato sospeso visto che sono molte le persone che sono state esposte, oltre 200 sono in quarantena - afferma l’infettivologo Matteo Bassetti, San Martino di Genova, sui social - Per fortuna l’incubazione è tra uno e 3-4 giorni ma questo ci permette di dire che la situazione delle malattie infettive va tenuta sempre sotto grande controllo». «Il caso merita attenzione, ma anche molta prudenza» avverte Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano. La peste è una zoonosi: significa che il batterio circola soprattutto tra animali e, nello specifico, piccoli mammiferi e pulci. La particolarità della forma polmonare è che, quando l’infezione interessa i polmoni, può esserci anche una trasmissione diretta da persona a persona attraverso le particelle respiratorie emesse da un malato, soprattutto in caso di contatto stretto. Come conferma l’Oms, è questo che rende la peste polmonare più delicata dal punto di vista della sanità pubblica. In sostanza, oltre al monitoriaggio, bisogna fare in modo che la catena dei contagi - se comincerà - venga spezzata sul nascere.
L’esordio è con febbre, malessere intenso, cefalea e debolezza. A questi sintomi si aggiunge rapidamente una polmonite con tosse. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, una peste polmonare non trattata può essere fatale entro 18-24 ore dall’inizio dei sintomi.
