C’è una domanda che attraversa sempre ogni grande frode, prima ancora di approdare alle carte bollate e alle udienze: come ha fatto, per così tanto tempo, a non farsi scoprire? Geoffrey Wall, cinquantanove anni, di Barrie, Ontario, se l’è posta anche lui, probabilmente, ogni volta che saliva in cabina di pilotaggio con le mostrine da comandante. La risposta, oggi, la sta scrivendo un tribunale canadese.
Wall entra in Air Canada nel 1998, pilota regolarmente abilitato. La svolta arriva undici anni dopo, nel 2009, quando ottiene la promozione a comandante di linea. Da quel momento in poi vola per diciassette anni ai comandi di alcuni dei velivoli più sofisticati della flotta - Boeing 767, 777 e 787 Dreamliner - senza aver mai conseguito l’abilitazione che la legge canadese richiede per quel ruolo: la Airline Transport Pilot Licence, la ATPL-A, certificazione indispensabile per assumere il comando di un volo commerciale. Possedeva, questo va detto per correttezza, una licenza commerciale valida: sapeva volare, e bene. Gli mancava solo il titolo più alto, quello che separa un pilota da un comandante.
La finzione regge fino allo scorso anno, quando un controllo di routine fa emergere incongruenze nella sua documentazione. Scatta l’indagine di Transport Canada, l’ente federale dei trasporti, che dissotterra un impianto di falsificazione durato quasi due decenni. Sette i capi d’imputazione formalizzati dalla polizia della regione di Peel, competente sull’aeroporto di Toronto Pearson: frode superiore a cinquemila dollari, uso di documenti falsificati, possesso di marchi contraffatti e una presunta denuncia mendace legata al furto di documenti professionali. Wall, ormai in pensione, viene arrestato.
I numeri, da soli, restituiscono la misura dell’inganno. Novecento voli, nazionali e internazionali. Diciassette anni ai comandi. E uno stipendio complessivo, secondo gli inquirenti, vicino ai tre milioni di dollari canadesi, guadagnato pilotando aeromobili per i quali, sulla carta, non era qualificato.
Eppure - ed è qui che la storia si fa scomoda, più che clamorosa - nessun incidente, nessuna anomalia in volo è mai stata attribuita a Wall. Air Canada lo ha sottolineato con una certa insistenza: ogni comandante, lui compreso, viene sottoposto a verifiche periodiche delle competenze ogni sei mesi, incluse sessioni al simulatore e controlli in volo con esaminatori certificati da Transport Canada. Wall, raccontano le cronache, aveva sempre soddisfatto o superato la formazione ricorrente richiesta. Un docente di gestione dell’aviazione della McGill University, John Gradek, lo ha definito senza mezzi termini un pilota eccellente, aggiungendo, però, che l’eccellenza tecnica non equivale all’abilitazione formale, e che la responsabilità di un controllo fallito per diciotto anni non può ricadere sul solo Wall.
Il paragone con Frank Abagnale Jr., il finto pilota della Pan Am reso celebre dal film di Spielberg con Leonardo DiCaprio, è scattato immediato su stampa e social. Ma tra le due storie corre una differenza sostanziale, che rende quella di Wall per certi versi più inquietante: Abagnale non sapeva volare, bluffava e basta. Wall, invece, un aereo lo sapeva pilotare davvero, solo che, per la legge, non ne aveva il diritto.
Resta, sullo sfondo, la domanda più insidiosa di tutte: quella sui controlli documentali di un intero sistema aeronautico, capace di verificare in volo le competenze di un uomo ogni sei mesi, e di non accorgersi per diciotto anni di un pezzo di carta mancante nel suo fascicolo.
