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Cronaca internazionale

Mladic sarà sepolto in Serbia con gli onori militari e di Stato. È polemica

Belgrado annuncia gli onori militari e statali per l’ex comandante serbo-bosniaco morto all’Aja

La morte di Ratko Mladić non chiude una pagina della storia balcanica. Al contrario, rischia di riaprirla. A meno di 24 ore dalla morte all’Aja dell’ex comandante dell’esercito dei serbi di Bosnia, condannato all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, Belgrado ha annunciato che sarà sepolto con “tutti gli onori militari e di Stato” cui ha diritto. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić, mentre il governo attende di sapere quando le autorità dell’Aja consegneranno il corpo alla famiglia.

La decisione sui funerali spetterà formalmente alla famiglia e, secondo Vujić, sarà la famiglia a stabilire anche il luogo della sepoltura. Il governo serbo, tuttavia, ha già chiarito che garantirà gli onori militari e statali. Belgrado si prepara inoltre a organizzare il trasferimento della salma dall’Aja, una volta completate le procedure previste dalle autorità internazionali.

Il ministro della Giustizia ha collegato la vicenda della morte anche alle condizioni di salute dell’ex generale. Secondo Vujić, Belgrado aveva chiesto che Mladić potesse trascorrere gli ultimi giorni in Serbia, vicino alla famiglia, sostenendo che fosse ormai in una fase terminale e avesse bisogno di cure palliative. Il ministro ha riferito che dal 20 agosto erano state inviate quattro lettere e che il governo stava preparando anche una comunicazione al segretario generale dell’Onu quando è arrivata la notizia della morte.

Il governo serbo non intende però fermarsi alla richiesta di rimpatrio mancata. Vujić ha annunciato l’invio di una lettera al Meccanismo residuale per i tribunali penali internazionali, chiedendo che l’inchiesta sulla morte accerti non soltanto la causa del decesso, ma anche se Mladić abbia ricevuto cure adeguate negli ultimi giorni.

Il Meccanismo dell’Onu ha annunciato che la presidente Graciela Gatti Santana ha ordinato un’indagine completa sulle circostanze della morte, affidata al giudice Iain Bonomy. Si tratta della procedura prevista quando un detenuto muore sotto la custodia del Meccanismo, mentre le autorità olandesi hanno avviato le procedure previste dalla legge nazionale.

La frattura sulla memoria attraversa però anche la stessa Serbia. Il movimento studentesco che da mesi rappresenta una delle principali forze di protesta contro il sistema politico serbo si è in larga parte distanziato dalla celebrazione di Mladić. Attivisti hanno rimosso manifesti e striscioni celebrativi dell’ex generale in diverse città, attirandosi gli attacchi dei tabloid vicini al governo.

Parallelamente, gruppi di giovani nazionalisti hanno trasformato la morte dell’ex generale in un momento di celebrazione. A Belgrado sono comparsi graffiti e messaggi in suo onore; sul ponte Branko è stato esposto uno striscione con una fotografia di Mladić in uniforme e la frase “Dalla tua lotta vive la nostra libertà”, accompagnata da fumogeni.

Il fenomeno non riguarda soltanto la capitale serba. In Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia-Erzegovina, sono state organizzate veglie e commemorazioni. Esponenti politici locali hanno espresso cordoglio e alcuni hanno presentato Mladić come un comandante che avrebbe difeso il popolo serbo, mentre in Bosnia le associazioni delle vittime hanno annunciato iniziative contro la glorificazione del suo nome. La morte dell’ex generale diventa così uno specchio della memoria ancora irrisolta dei Balcani.

Mladić è morto. La sua condanna resta. E, nei Balcani, resta soprattutto la domanda su quale memoria della guerra verrà consegnata alle generazioni che non l’hanno vissuta.

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