Non ci sono notizie dell’orafo rapallese Marco Ratto né della coppia di italo-svizzeri, i tre connazionali dispersi nella zona dell’alluvione tra Nepal e Tibet. Per occuparsi di loro e degli altri italiani coinvolti nel disastro ieri è arrivata a Kathmandu la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina assieme al personale dell’ambasciata d’Italia a New Delhi, che coordineranno il lavoro del Consolato Onorario d’Italia a Katmandu. La Farnesina invita i connazionali presenti nell’area a evitare le zone interessate, in particolare il valico di Gyirong nella Prefettura di Shigatse, e a registrare la propria
presenza sul portale «Dove siamo nel mondo».
Oggi Giovanni Fassini (42 anni) e Marco Lombardi (26), due dei sopravvissuti, prenderanno un volo di ritorno per l’Italia. «La strada è sparita davanti a noi», ha raccontato Fassini, spiegando di essere rimasto con l’amico su un tratto di carreggiata isolato mentre tutto attorno veniva giù. «Il Nepal si è distrutto. Il Nepal mi ha distrutta. Ma i Nepalesi mi hanno salvata», ha postato sui social Valentina Piccinini, torinese. «Dire che siamo felici forse non è opportuno, visto ciò che purtroppo è successo a tanti altri. Diciamo che è andata bene», il commento del padre, sollevatissimo. «Sono
vivo! Ancora non ci credo ma sono vivo», scrive sul suo profilo Instagram Stefano Lotumolo, fotografo scampato all’ecatombe: «Le onde di fango e detriti hanno raggiunto altezze incredibili come le scene che sei abituato a vedere nei film». In un video Lotumolo ha mostrato ciò che resta del villaggio di Timore, a pochi chilometri dal confine con la Cina, dove si trovava al momento del disastro.
