La sicurezza, la tutela della democrazia e la difesa dell’identità nazionale non sono negoziabili: questo è il nuovo corso dell’Europa che, dopo anni di lassismo e di permissivismo estremo alle minoranze islamiche, che ne hanno approfittato, ha deciso di attuare un deciso giro di vite. Tra i Paesi che si sono resi conto di dover agire rapidamente c’è l’Austria, che ha deciso di vietare il velo islamico nelle scuole per le ragazze sotto i 14 anni. Il divieto è entrato ufficialmente in vigore in tutte le strutture pubbliche e private causando fortissime polemiche e tensioni con quelle frange di popolazione islamica che pretendono di poter attuare la legge religiosa al di sopra di quella stata.
Ma il centrodestra rivendica con forza la bontà di un provvedimento pensato per la protezione dei minori e per l’effettiva integrazione: la misura, che prevede sanzioni amministrative da 150 a 800 euro per i genitori in caso di inosservanza, rappresenta una barriera concreta contro l’impostizione culturale e la discriminazione di genere all’interno delle aule scolastiche. Sulla questione si è espresso con fermezza il cancelliere federale Christian Stocker, leader della ÖVP, che in un comunicato ha voluto essere “molto chiaro”, sottolineando di non volere “che i nostri figli e nipoti crescano in uno Stato islamico. In Austria ognuno può credere a ciò che vuole e in ciò che vuole. Questa libertà di fede è protetta dalla nostra Costituzione”. Ma, ha aggiunto come monito, “laddove si fa distinzione tra credenti e non credenti, dove uomini e donne non hanno pari diritti, dove le nostre istituzioni, autorità e tribunali non vengono rispettati, questa libertà finisce. Così come proteggiamo l’esercizio della religione, dobbiamo anche proteggere la nostra democrazia”.
Dall’altra parte della barricata, la sinistra e i movimenti giovanili hanno scelto la via della contrapposizione ideologica. La Gioventù Socialista della SPÖ ha deciso di mobilitarsi a supporto della piattaforma studentesca di estrema sinistra Schule Brennt, una sorta di Cambiare Rotta austriaca, lanciando l’appello per uno sciopero scolastico previsto per il 9 ottobre a Vienna. Nel proprio proclama sostengono che questo “razzismo serve alla preparazione della guerra. Mentre i profitti dei ricchi crescono e l’esercito ottiene il suo budget più alto di sempre, nel settore sociale ed educativo si taglia e, per giustificare questo, si fa propaganda razzista”. Quindi, concludono, “dimostriamo che non accettiamo questa politica, che prendiamo in mano noi stessi la lotta contro il razzismo e il sessismo, oltre che contro la guerra e per un sistema educativo adeguatamente finanziato”. A qualunque latitudine, i collettivi di sinistra utilizzano il medesimo registro e si dimostrano sconnessi dalla realtà: in questo caso hanno trasformato una norma di civiltà e autodeterminazione femminile in uno dei tanti pretesti per la solita retorica della lotta di classe.
