L’islamismo è diventato un enorme problema in Europa a causa dell’immigrazione massiva degli ultimi vent’anni, che ha portato milioni di persone, che non si riconoscono nel modello occidentale, a stabilirsi nelle città dell’Unione. La percentuale di soggetti che vorrebbero la predominanza della Sharia sulle leggi dello Stato è in aumento e l’islam politico è sempre più radicato. È un pericolo per la democrazia prima ancora che per l’identità dei popoli, perché i numeri con i quali ci si sta confrontando sono enormi e in continuo aumento. Il termometro di quello che è diventata l’Europa si percepisce anche e soprattutto nelle scuole, che con grandissima velocità stanno diventando a prevalenza musulmana.
Ci sono già scuole in Germania, Austria, Francia e Italia dove la maggior parte degli studenti è straniero, per lo più musulmano, e questo causa enormi problemi non solo alla didattica ma anche è soprattutto nell’amministrazione e gestione. In Austria i docenti temono scontri con i genitori in conseguenza del divieto di indossare il velo per le ragazzine sotto i 14 anni, in Italia il personale Ata e della segreteria di una scuola di Mestre se ne è andato perché lavorare con i genitori stranieri era troppo difficile e in Francia una docente è stata minacciata di decapitazione da un genitore. Quest’ultimo episodio è avvenuto alle porte di Tolosa, dove un padre musulmano ha raggiunto una professoressa che poco prima aveva sgridato il figlio, minacciando di sgozzarla. Non una minaccia qualunque ma quella di un gesto rituale compiuto dai terroristi islamici jihadisti, che più di una volta hanno agito in questo modo in Europa. Torna alla mente, per esempio, il caso di Samuel Paty in Francia nel 2020, professore di storia e geografia di 47 anni, decapitato per strada da Abdoullakh Anzorov, un 18enne ceceno radicalizzato.
L’uomo è stato posto in stato di fermo in attesa della decisione del pubblico ministero. “I professori devono poter svolgere la loro missione senza paura: le minacce e l’intimidazione non possono in alcun caso essere tollerate, spiega il rettore in un comunicato. La scuola deve rimanere un luogo di trasmissione e di rispetto. Gli eventuali disaccordi o le difficoltà incontrate dalle famiglie devono trovare soluzione nel dialogo e nell’ambito delle procedure previste dall’istituzione scolastica”, ha dichiarato la dirigente scolastica dell’istituto. Un discorso perfetto dal punto di vista teorico ma una minaccia come quella non può essere considerata come una generica offesa o insulto a un insegnante ma va inquadrata nel contesto più ampio per capire che non bastano le soluzioni tradizionali davanti a questo tipo di minaccia.
