Il divieto del velo nelle scuole austriache è entrato in vigore per tutte le studentesse al di sotto dei 14 anni. Una misura rivendicata dal governo contro l’islamizzazione e, soprattutto, contro l’islam politico. Il cancelliere federale Christian Stocker, leader della ÖVP, in un comunicato ha ribadito di non volere “che i nostri figli e nipoti crescano in uno Stato islamico. In Austria ognuno può credere a ciò che vuole e in ciò che vuole. Questa libertà di fede è protetta dalla nostra Costituzione”. Ma, ha aggiunto, “laddove si fa distinzione tra credenti e non credenti, dove uomini e donne non hanno pari diritti, dove le nostre istituzioni, autorità e tribunali non vengono rispettati, questa libertà finisce. Così come proteggiamo l’esercizio della religione, dobbiamo anche proteggere la nostra democrazia”.
Molti genitori hanno minacciato di tornare nel Paese di origine se le proprie figlie non potranno continuare a indossare il velo ma, molto più realisticamente, resteranno in Austria e pagheranno la sanzione amministrativa prevista dalla legge in caso di violazione. O meglio, ci sono associazioni islamiche che si stanno muovendo per accollarsi interamente l’onere del pagamento. La Krone ha raggiunto alcuni genitori musulmani, i quali hanno confermato di essere stati contattati da alcune Ong che vogliono farsi carico delle sanzioni pecuniarie. Tuttavia, la sanzione è l’extrema ratio prevista dal provvedimento in caso di violazioni ripetute, perché la procedura prevede prima che i docenti chiamino a colloquio i genitori per ragguagliare sulla legge. Se le violazioni dovessero proseguire interviene l’ufficio regionale. In caso di ulteriore prosecuzione della violazione si arriva alla denuncia e in quel caso alla multa, con sanzioni comprese tra 150 e 800 euro. I docenti temono scontri con i genitori, mentre i collettivi di sinistra organizzano manifestazioni contro la norma, definita “razzista e sessista”.
A dar man forte agli islamici in protesta c’è la sinistra nella persona di Omar Al-Rawi, che siede nel Parlamento regionale viennese per la SPÖ secondo il quale la norma è “discriminatoria”. Davanti a chi gli fa notare che non esiste discriminazione dal punto di vista religioso, visto che il velo per le bambine non è un precetto religioso, Al-Rawi ha spiegato: “La maturità sessuale può sopraggiungere prima dei 14 anni. E la scuola giuridica degli sciiti la pensa diversamente”. Un politico eletto democraticamente in Austria ha, quindi, utilizzato una pronuncia di una scuola giuridica islamica per criticare una legge emanata da un parlamento nazionale europeo. Per capire il fenomeno austrico è importante dare alcuni numeri relativi alla diffusione dell’islam nelle scuole austriache: il 50,9% dei bambini iscritti alla classe prima è considerato “studente straordinario” perché ha una conoscenza insufficiente del tedesco e il 42% di tutti i bimbi che entrano a scuola è di fede musulmana. Alla scuola materna la percentuale si fa impressionante, perché quella di chi non parla adeguatamente tedesco supera l’82%. A Vienna, il 48,9% degli alunni non parla tedesco a casa.
Il commento della Sardone
“È molto positiva l’entrata in vigore, in Austria, di una legge che vieta l’uso del velo nelle scuole per le ragazze sotto i 14 anni. È un tentativo importante e coraggioso per tutelare i diritti dei minori. È chiaro a tutti che il velo non possa essere una scelta libera e consapevole per bambine e adolescenti. È piuttosto uno strumento di oppressione inaccettabile in Europa e incompatibile con i nostri valori e con la necessità di tutelare i diritti delle donne. La proposta non è stata fatta da un partito di estrema destra ma nasce da un governo di larga coalizione che comprende anche parte della sinistra. Noi della Lega da tempo portiamo avanti una battaglia su questi temi e abbiamo già presentato delle proposte in Parlamento per vietare almeno il velo integrale sia nelle scuole che negli edifici pubblici. Recentemente anche Marine Le Pen ha proposto un referendum per vietare il velo negli spazi pubblici in Francia. Sono tutte proposte di buon senso e proprio per questo sorprende l’atteggiamento delle femministe che quasi difendono il velo islamico. Eppure milioni di donne in tutto il mondo sono private della libertà di non indossarlo e molto spesso, nelle cronache sui giornali, vediamo violenze per chi osa vivere all’occidentale e non sottostare a rigide regole religiose. L’atteggiamento della sinistra italiana e delle femministe nei confronti delle donne musulmane è assolutamente inaccettabile”, ha tuonato Silvia Sardone, vice segretario della Lega ed eurodeputata.
