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Cronaca internazionale

Spagna, il Marocco vuole le exclavi di Madrid: “Nostro diritto storico e geografico”. E a Ceuta è ancora crisi

Il ministro mrocchino vuole aprire un tavolo per “definire il futuro” di Ceuta e Melilla per un “ritorno in seno alla Patria”. Intanto la Spagna non sa come risolvere la questione migranti

Le mire espansionistiche del Marocco sulle città autonome spagnole di Ceuta e Melilla tornano a minacciare la sovranità europea nel Mediterraneo. Anche per questo da alcune parti non si esclude che la crisi migratoria del 30 luglio possa essere in qualche modo legata, per motivi politici e sociali, a questa rivendicazione, considerando che in poche ore sono entrati a Ceuta 80.000 irregolari e che e ce ne sono almeno ancora 8mila tra la città e i boschi confinanti. Venerdì, il ministro della Giustizia marocchino, Abdellatif Ouahbi, ha riaffermato che i due enclavi rappresentano un “diritto storico e geografico” di Rabat, sollecitando l’apertura di un tavolo di confronto con la Spagna per definirne il futuro e favorire il loro “ritorno in seno alla Patria”. E non importa se si tratta di un’inesattezza storica, visto che Ceuta e Melilla sono spagnole da prima che esistesse il Marocco: il Paese nordafricano da tempo mira a integrare le due città nel suo tessuto.

In un’intervista rilasciata all’emittente pubblica marocchina 2M, Ouahbi ha ribadito che “la questione di Ceuta e Melilla continuerà a essere un tema di dialogo tra noi e la Spagna, e manterremo il nostro diritto storico e il nostro diritto geografico”. Il ministro ha quindi auspicato l’adozione di “mezzi di dialogo” con il governo di Madrid per giungere a “una soluzione definitiva alla situazione attuale”. La posizione marocchina, che affonda le sue radici nella pretesa di rivendicazione territoriale mantenuta ininterrottamente dall’indipendenza del 1956, quando già re Hassan II tentò di istituire una “cellula di riflessione” sul futuro dei due territori. Di fronte all’ennesima provocazione, la risposta della diplomazia spagnola è stata unanime, ribadendo che “Ceuta e Melilla sono due città spagnole, confine della Spagna e dell’Unione europea, che fanno parte dell’integrità territoriale e della sovranità della Spagna riconosciuta a livello internazionale e sono ugualmente parte integrante del territorio dell’Ue”, per poi concludere con un fermo “respingiamo e respingeremo tassativamente qualsiasi impostazione diversa riguardo a Ceuta e Melilla”. Il dicastero della Difesa guidato da Margarita Robles ha dichiarato apertamente che “Ceuta e Melilla non sono spagnole, sono spagnolissime. Ceuta e Melilla non si toccano”.

Il nuovo affondo di Ouahbi si inserisce nel contesto della drammatica gestione della crisi migratoria da parte della Spagna a Ceuta. Il ministro marocchino, per altro, ha rilanciato la pressione sull’esecutivo spagnolo chiedendo l’immediata consegna di tutti i minori non accompagnati entrati illegalmente in Spagna. La tattica di adulare il regime alawita per garantirsi la gestione della frontiera non ha dato alcun risultato. A distanza di oltre tre settimane dalla devastante ondata migratoria, l’esecutivo Sánchez si ritrova senza una strategia e con l’impossibilità di gestire le conseguenze dell’ingresso massiccio. Dopo le garanzie iniziali, con cui il ministro degli Esteri José Manuel Albares prometteva che “fino all’ultima persona entrata irregolarmente in Spagna tornerà in Marocco”, il meccanismo dei rientri immediati si è completamente bloccato nel totale silenzio della sinistra che riteneva esagerata la decisione italiana di reintrodurre i controlli di confine con la Spagna. Rabat, infatti, rifiuta ora di riaccogliere migliaia di cittadini marocchini e subsahariani ancora fermi sul territorio e nega persino il rimpatrio delle salme. La Spagna si trova così in una morsa stringente: da una parte l’Unione Europea non vuole il trasferimento di questi irregolari verso la penisola, dall’altra la città autonoma non dispone delle capacità recettive per accoglierli tutti.

I tentativi di tamponare l’emergenza attraverso l’allestimento d’urgenza di tendopoli per 1.800 posti sono risibili: secondo i report interni delle forze di polizia, ci sono 8.000 adulti e minori ancora presenti a Ceuta e almeno 6.500 vagano ancora senza alcun controllo per le strade cittadine. In questo quadro di stallo, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha iniziato a ritrattare le posizioni ufficiali, passando dal promettere espulsioni totali a parlare di complessi “fascicoli di espulsione” individuali, procedure burocratiche lunghe che escludono a priori i richiedenti asilo e i minori. Nel frattempo, la nomina del ministro della Politica Territoriale, Ángel Víctor Torres, a coordinatore unico della crisi rappresenta la resa formale di un governo costretto a improvvisare.

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