Un bambino di appena 11 mesi è stato ucciso dalla madre dopo essere stato portato dal Wyoming al New Mexico in violazione di un’ordinanza del tribunale che aveva affidato al padre la custodia d’emergenza. La donna, Madeline Veronique Daly, 36 anni, si è dichiarata colpevole di omicidio di primo grado per la morte del piccolo Basil Stoner. Il bambino è stato colpito al volto con una pistola all’interno di un camper, mentre gli agenti si trovavano all’esterno del veicolo.
La fuga dal Wyoming
Daly aveva portato Basil dal Wyoming al New Mexico nonostante il provvedimento giudiziario che concedeva al padre la custodia d’emergenza. Nei suoi confronti era quindi stato emesso un mandato per rapimento. La donna è stata individuata in una proprietà rurale della contea di Grant, lungo una strada del New Mexico. Gli agenti l’hanno individuata in una struttura della proprietà. Quando li ha visti, la donna è corsa verso un camper. Gli agenti hanno circondato il veicolo e atteso l’autorizzazione a perquisirlo, ma prima che potessero entrare, dall’interno è partito un colpo di pistola.
Il bambino ucciso nel camper
Gli agenti si sono precipitati all’interno del mezzo e hanno trovato Daly con il figlio. La donna aveva sparato al bambino con una pistola calibro 9. I soccorritori hanno tentato di salvare il piccolo ma non c’è stato nulla da fare. Secondo il documento depositato dagli investigatori e citato da Cowboy State Daily, i soccorritori hanno tentato di rianimare il bambino, ma non sono riusciti a salvargli la vita a causa della grave ferita provocata dal colpo di pistola al volto. La donna è stata immediatamente arrestata. Gli investigatori erano arrivati a lei dopo che aveva fatto domanda per un lavoro: durante i controlli sul suo passato, il potenziale datore di lavoro aveva scoperto che in Wyoming era ricercata per rapimento.
“Ne è valsa la pena”
Dopo l’arresto, Daly avrebbe spiegato agli investigatori di aver deciso di uccidere il figlio perché convinta che fosse l’unico modo per impedirgli di finire nelle mani del padre e dei suoi familiari. Per questo, avrebbe detto, “ne è valsa la pena”. La donna avrebbe anche sostenuto di temere che Basil potesse essere “in pericolo e subire abus”i se fosse uscita dal camper insieme a lui. E mentre gli agenti si stavano avvicinando al veicolo, avrebbe pronunciato una frase agghiacciante: “Jake non può avere Basil”.
Le accuse contro il padre
Daly avrebbe inoltre accusato il padre di non essersi mai interessato al figlio, né dal punto di vista economico né sotto il profilo affettivo e personale. Agli investigatori avrebbe spiegato di aver portato via Basil perché non voleva che il bambino tornasse con lui. Secondo quanto riportato da Cowboy State Daily, la donna non voleva che il figlio fosse costretto a viaggiare regolarmente tra Nebraska e Wyoming per trascorrere del tempo insieme a lui. Dalle sue dichiarazioni emerge il forte contrasto tra i genitori sulla custodia del bambino, una disputa che aveva portato Daly a sottrarlo prima della tragedia.
La confessione e la pena
Daly, inizialmente accusata anche di abuso di minore e rapimento, si è dichiarata colpevole dell’uccisione del figlio. La sentenza verrà pronunciata in una data successiva e la donna ora rischia l’ergastolo.
