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Cronaca internazionale

Volo Flydubai, i 5 errori che hanno permesso al primo ufficiale di essere in cabina

Una catena di omissioni e falle nelle procedure di sicurezza ha aperto le porte della cabina di pilotaggio ad Hamam al-Hammami. Cosa sappiamo

An FlyDubai plane carrying Israeli passengers who had earlier been aboard another FlyDubai aircraft that made an emergency landing in Saudi Arabia approaches Ben Gurion International Airport near Tel Aviv, Israel, Wednesday, Sept. 30, 2026. (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Si continua a parlare del gravissimo fatto avvenuto sul volo Flydubai, un episodio che ha riacceso i riflettori sulla sicurezza nei cieli e sulle incredibili lacune nei sistemi di sorveglianza internazionale. La ricostruzione dei fatti delinea uno scenario inquietante: il primo ufficiale Hamam al-Hammami era già stato allontanato in passato dalle autorità dell’Oman per aver consultato materiale legato all’estremismo islamico. Il pilota 29enne, che aveva completato la sua formazione in Nuova Zelanda, era stato successivamente integrato nei ranghi della compagnia di Dubai senza che venissero effettuati i dovuti accertamenti sul suo conto.

Tanti gli interrogativi, così come le preoccupazioni. Dalle indagini stanno emergendo dettagli davvero inquietanti. Sono stati individuati almeno cinque gravissimi errori che hanno permesso a un pericoloso soggetto come al-Hammami di accedere a una cabina di pilotaggio, con il rischio di commettere una strage.

  • La compagnia aerea d’origine. Il primo gravissimo errore è da imputare alla compagnia aerea da dove arriva Hamam al-Hammami. Il pilota 29enne entra in Oman Air nel 2018, continuando a fare formazione, e diventa primo ufficiale nel 2022. A inizio 2024 arriva una segnalazione relativa a un certo tipo di attività social di natura estremista di Al-Hammami. Oman Air fa dei controlli, riscontra il problema, quindi sottopone il suo pilota a un programma di de-radicalizzazione. Tenta di affidargli altre mansioni, scegliendo poi di congedarlo nel 2025. Non comunica però alle altre compagnie quale sia la natura del problema. “I Paesi devono condividere le informazioni, tutte, sui piloti, non ci si può nascondere dietro alle direttive sulla privacy”, fa sapere al Corriere un funzionario europeo incaricato della sicurezza. Purtroppo, ciò non è accaduto;
  • Il Paese d’origine. Allo stesso tempo, la responsabilità va anche al Paese d’origine di Hamam al-Hammami. Appreso della radicalizzazione del 27enne, le autorità di Mascate avrebbero dovuto emanare un avviso. Non hanno neppure provveduto a revocargli la licenza di volo. “I piloti sono asset mobili del settore: oggi volano in un Paese, domani vengono assunti dal vettore di uno Stato magari dalla parte opposta del mondo. Per questo lo Stato o Oman Air avrebbero dovuto comunicare la situazione”, ha spiegato l’esperto;
  • La compagnia che lo ha assunto. La rete di errori/omissioni include anche Flydubai, la compagnia aerea che ha assunto il 29enne. Non infatti stati effettuati i controlli di sicurezza richiesti (i background check) sul pilota. Adesso c’è una grandissimo imbarazzo, ma ovviamente non basta, se si pensa al disastro che le azioni dell’uomo avrebbero potuto provocare. “Anni e anni di lavoro per presentarsi al mondo come partner affidabili in tema di sicurezza aeronautica sono svaniti il 30 settembre”, ha sentenziato il funzionario. Le autorità stanno ovviamente indagando anche sul personale della compagnia che avrebbe dovuto “studiare” e valutare se Hamam al-Hammami potesse essere o meno un pilota affidabile. Questo accade purtroppo in alcune compagnie in espansione dove c’è tanto bisogno di nuovi piloti e si accorciano i tempi;
  • Il nuovo Stato di residenza. Parte della responsabilità va anche agli Emirati Arabi Uniti. Al-Hammami è un cittadino omanita, ma è nato negli Emirati Arabi Uniti, Paese in cui si è trasferito. Eppure, dagli Emirati, non sono arrivate segnalazioni, cosa che ha acceso fortissime polemiche;
  • Lo Stato di destinazione del volo Flydubai. Infine, pesantissime critiche sono state mosse nei confronti della stessa Israele. Al-Hammami aveva effettuato diversi voli sulla rotta Dubai-Tel Aviv e ogni volta è stato un potenziale pericolo. In base ai protocolli vigenti, i cittadini di Paesi sprovvisti di legami diplomatici con Israele non potrebbero operare voli verso lo Stato ebraico, eppure è accaduto il contrario, con gli effetti che tutti conosciamo. Flydubai si è difesa affermando di aver inviato a Israele una lista con i dati di passeggeri ed equipaggio del volo, come richiesto dalle autorità israeliane. Tuttavia, dal ministero dei Trasporti è arrivata una clamorosa affermazione: non solo il database, istituito dal 2023, non è mai stato consultato, ma neppure si sapeva di avere la facoltà di pretendere certe informazioni. Una falla a dir poco sconcertante.
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