E adesso, per sbloccare il caos sull’urbanistica milanese, spunta anche l’ipotesi del commissario in Comune. Lo scrive il Tar della Lombardia nella sentenza con cui mercoledì scorso ha accolto il ricorso presentato dalla società Lambretto Immobiliare srl contro il «silenzio-inadempimento» della giunta su un progetto di nuova costruzione residenziale in via Cletto Arrighi 16, tra Lambrate e Città Studi. E ha condannato l’«inerzia», la stasi del Comune: non è obbligato ad «accogliere» nuovi cantieri sul proprio territorio e a rilasciare i rispettivi titoli edilizi ma è invece un suo dovere fornire a costruttori e imprenditori una risposta «positiva o negativa» sui progetti e che sia sostenuta da «adeguata istruttoria e motivazione». Non può insomma tenere fermo a tempo indeterminato il procedimento per un permesso di costruire convenzionato. La Lambretto Immobiliare, assistita dagli avvocati Fabio Todarello, Francesco Schiano Di Cola e Federica Ferrara, aveva presentato il 10 dicembre 2025 una richiesta di permesso di costruire convenzionato per un intervento di demolizione del complesso esistente e realizzazione di nuove residenze. La giunta, a fine dicembre, aveva interrotto i termini del procedimento sostenendo che mancasse la convenzione già approvata dall’organo comunale competente, ritenendola un presupposto per il rilascio del titolo. La società, dopo un’altra istanza di sollecito presentata il 19 marzo, è passata alle vie legali. E il Tar, con la sentenza pubblicata il 19 agosto, ha bocciato il Comune, ordinando di completare l’istruttoria e di trasmettere lo schema definitivo all’organo competente per l’approvazione «entro 60 giorni». In caso di ulteriore inerzia, potrà essere nominato un «commissario ad Acta».
L’associazione delle Famiglie Sospese sottolinea che si tratta della quinta sentenza consecutiva da parte degli organi giudiziari (Tar, Tribunale, Consiglio di Stato) che «conferma la correttezza della prassi milanese e l’obbligo dell’amministrazione di deliberare». Il presidente Filippo Borsellino interviene duramente: «Questa sentenza segna la fine della stagione delle giustificazioni e guarda dritto al futuro della nostra città, cancella definitivamente ogni alibi. I giudici affermano chiaramente che l’inerzia è un comportamento fuorilegge e minacciano il commissariamento se l’amministrazione continuerà a non rispondere». Il Comitato torna a denunciara una situazione di «totale paralisi, un blocco che colpisce direttamente migliaia di famiglie milanesi e che il Comune, colpevolmente, continua a negare. Ora che il quadro giudiziario è chiarito non ha più scuse: deve fare la propria parte, assumersi le responsabilità e sbloccare immediatamente i progetti». Al tempo stesso, prosegue Borsellino, «la fine di ogni paravento giuridico chiama direttamente in causa il Parlamento: non ci sono più scuse nemmeno a Roma, è il momento che la politica nazionale vari una legge che dia certezze interpretative definitive a tutto il settore, tutelando i cittadini ed evitando lo stallo delle città».
La sentenza, ribadisce il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato, « pone una questione amministrativa precisa. Quanti procedimenti urbanistici risultano oggi sospesi o oltre i termini? Da quanto tempo? Quanti ricorsi analoghi sono stati promossi nei confronti?. Cittadini e operatori, conclude, «hanno diritto a tempi certi e a risposte chiare. Non si tratta di chiedere scorciatoie o autorizzazioni automatiche ma che il Comune faccia il proprio dovere: istruisca le pratiche e assuma decisioni motivate nei tempi previsti».
