Dopo quello di Carlo Calenda e Pina Picierno arriva l’endorsement del leader di Italia Viva Matteo Renzi: «Vedrei benissimo Mario Calabresi come sindaco di Milano». Se quello dal palco della Leopolda sia un assist o un boomerang per il giornalista che si è autocandidato per il dopo Sala è presto per dirlo. Un pezzo del campo largo propende per la seconda, visto che si sta connotando sempre più come il nome dei centristi, mentre la segretaria Pd Elly Schlein al netto di una stretta di mano davanti ai fotografi con la regia di Enrico Mentana un paio di settimane fa sull’ipotesi Calabresi è fredda. Nel frattempo è (quasi) sceso ufficialmente in campo il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, fedelissimo della Schlein, e oltre all’assessore civico Emmanuel Conte e gli attivisti Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta ci sono altri due dem in pista, la vicesindaco Anna Scavuzzo e l’assessore del Municipio 1 Lorenzo Pacini. Calabresi si è confrontato alla Leopolda con Lisa Noja (Iv) sul suo ultimo libro «Le voci degli altri» (Mondadori), domani farà tappa al Teatro Nazionale e mostrerà al Pd i 1.300 posti occupati. Eppure, come ha sottolineato ancora giorni fa, il sindaco Beppe Sala, i partiti stanno cercando ancora un nome unitario per evitare le primarie. Tra i nomi più citati come «terza via» c’è quello delle ex rettrice della Bicocca Giovanna Iannantuoni.
Calabresi intanto alla Leopolda ha dato una stoccata alla sinistra: «Non mi piace quella parte di essere un po’ maestrina. Se la gente ti dice ho paura, mi sento insicuro non gli puoi dire, no guarda ti spiego io che ti stai sbagliando. Devi farti carico della paura, delle percezioni delle persone e non puoi dirgli non capisci. Troppe volte a sinistra diciamo che il popolo e gli elettori non capiscono, bisogna proporre soluzioni». Ribadisce che Milano «è attrattiva ma pezzi della città sono rimasti indietro». E sulla sicurezza prova ad attaccare il centrodestra, sostiene che «c’è una schizofrenia», il ministro dell’Interno viene a dire che i dati sulla criminalità sono diminuiti e «poi ci sono esponenti del centrodestra che tutti i giorni dicono che Milano fa schifo, è pericolosissima ed è colpa della giunta. I nostri problemi sono aumentati ed esplosi nel momento in cui chi siede nelle istituzioni ha smesso di essere un costruttore di sintesi ed è diventato un incendiario. Noi abbiamo bisogno di pompieri non di incendiari». Se poi, sostiene l’ex direttore de La Repubblica, «giornali, tv, social diventano benzina che aumenta questo incendio non se ne esce».
