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Cronaca locale

Botox e filler in salotto: a Catania la Finanza scopre un ambulatorio fantasma

Nel quartiere Pigno una donna avrebbe eseguito trattamenti di medicina estetica invasiva senza alcuna autorizzazione. I clienti arrivavano dai social, attirati da prezzi molto più bassi di quelli di mercato. Sequestrati oltre 170 articoli sanitari

Guardia di finanza, Catania, medicina estetica

Sulla porta non c’era nessuna targa e non esisteva alcuna autorizzazione sanitaria. Dentro, però, secondo gli investigatori, si sarebbero praticate iniezioni di botulino e di acido ialuronico come in uno studio medico. Era questo il quadro dell’appartamento al Pigno, quartiere di Catania, dove la Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di perquisizione e sequestro. È stata denunciata per esercizio abusivo della professione una donna catanese, che avrebbe offerto trattamenti di medicina estetica invasiva senza averne alcun titolo.

L’indagine nata online

Tutto è partito da internet. I finanzieri controllavano i social network per individuare le inserzioni di trattamenti estetici a prezzi troppo convenienti per essere credibili. Per gli inquirenti, un listino molto più basso della media è spesso il primo segnale di un operatore senza titoli. Dalla rete le verifiche si sono spostate sul campo. Gli appostamenti e i pedinamenti hanno portato all’abitazione del Pigno, dove i militari hanno notato un viavai di persone incompatibile con una normale casa. Questo ha rafforzato l’ipotesi di un vero centro medico clandestino.

Cosa hanno trovato i finanzieri

Nell’appartamento sono stati sequestrati più di 170 articoli: siringhe di acido ialuronico e lidocaina, fiale di tossina botulinica iniettabile, dispositivi sanitari monouso e numerosi aghi. Il materiale era tenuto in condizioni igieniche precarie. In casa mancavano anche i presidi di primo soccorso, che servono a gestire reazioni avverse o complicazioni durante un trattamento. Un ambulatorio autorizzato è obbligato ad averli.

La pista dei soldi

L’indagine non riguarda soltanto la salute pubblica. I finanzieri hanno sequestrato le agende degli appuntamenti e altra documentazione trovata nell’appartamento. Ora stanno ricostruendo il volume d’affari dell’attività, per stabilire quanto abbia incassato la donna e quanto di quel denaro sia sfuggito al fisco.

Un fenomeno che si ripete

Il caso del Pigno non è il primo a Catania. Nel novembre 2025 i carabinieri del Nas etneo hanno denunciato uno studente di Medicina, iscritto fuori corso, che secondo l’accusa aveva trasformato la propria casa in uno studio di medicina estetica e praticava infiltrazioni di botulino e filler. Lo scorso marzo è toccato a una donna con migliaia di seguaci sui social, che si sarebbe presentata come esperta di trattamenti estetici senza avere la laurea in Medicina.

Lo stesso schema si ritrova in Campania. A marzo la Guardia di Finanza di Napoli ha denunciato otto falsi medici. Il materiale sequestrato comprendeva 130 fiale di tossina botulinica, più di 160 siringhe di acido ialuronico e migliaia tra aghi e altri dispositivi, e in un caso il botulino era conservato in un comune frigorifero di casa.

Il fenomeno riguarda tutto il Paese. Nelle campagne di controllo condotte con il ministero della Salute, i Nas trovano irregolarità in circa una struttura di medicina estetica su sette. Agenzia italiana del farmaco e società scientifiche lo ripetono da tempo: botulino e filler non sono prodotti di bellezza. Sono farmaci e dispositivi medici, e a maneggiarli deve essere soltanto un medico con una formazione specifica.

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