Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 08:58
Cronaca locale

Botte, umiliazioni, violenza sessuale sulle anziane in una Rsa del Milanese: interdetti tre operatori

Inchiesta dei Nas coordinata dalla Procura di Lodi. Per due uomini l’accusa è anche di violenza sessuale. Una quarta dipendente è indagata per minacce. Al centro delle indagini le intercettazioni audio e video

carabinieri

Il luogo che avrebbe dovuto proteggerle sarebbe diventato, secondo l’accusa, quello in cui venivano maltrattate ogni giorno. Quattro donne anziane, ospiti di una Residenza sanitaria assistenziale in provincia di Milano, sarebbero state vittime di violenze fisiche e verbali da parte di chi doveva assisterle. È l’ipotesi su cui lavora la Procura della Repubblica di Lodi, che ha coordinato gli accertamenti dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità del capoluogo lombardo.

Per ricostruire ciò che accadeva nelle stanze della struttura, i militari hanno fatto ricorso a intercettazioni ambientali, sia audio sia video. Il materiale raccolto ha convinto il giudice per le indagini preliminari ad accogliere la richiesta del pubblico ministero. Tre operatori socio-sanitari, due uomini e una donna, allo stato non potranno lavorare come Oss in nessuna struttura sanitaria o assistenziale del Paese, pubblica o privata che sia.

Cosa contesta la Procura

Le accuse, mosse a vario titolo, sono di maltrattamenti e violenza sessuale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i momenti più critici sarebbero stati quelli dell’assistenza quotidiana: quando le anziane dovevano essere accompagnate a letto o aiutate a indossare gli abiti. In quei frangenti, stando alle contestazioni, gli indagati le avrebbero tirate per i capelli e colpite al viso e al capo, rivolgendo loro offese, scherni e parole intimidatorie.

Ancora più pesante la posizione dei due operatori uomini. A loro carico la Procura ipotizza anche il reato di violenza sessuale: durante l’igiene personale delle ospiti avrebbero colpito le donne nelle parti intime, approfittando del ruolo che ricoprivano e della condizione di totale fragilità delle vittime, incapaci di difendersi.

La quarta indagata

Nel corso degli accertamenti è emersa anche la posizione di un’altra dipendente della residenza. La donna non è tra i destinatari dell’ordinanza, ma risulta indagata per minacce aggravate.

Lo stop alle condotte

Secondo i carabinieri, l’intervento ha permesso di interrompere rapidamente i comportamenti contestati e di riportare sicurezza all’interno della residenza, a tutela di tutti gli anziani ospitati e non soltanto delle quattro donne coinvolte. Non sono stati resi noti il nome della struttura né l’identità degli indagati.

Una vicenda ancora aperta

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e la misura applicata ha natura cautelare: non equivale a un accertamento di responsabilità. Gli indagati potranno far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune e, come prevede la Costituzione, sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva.

La vicenda riporta tuttavia al centro una questione che si ripresenta con frequenza: la vigilanza sulle strutture che accolgono le persone più fragili. Sono anziani spesso non autosufficienti, a volte impossibilitati a raccontare ciò che subiscono, affidati ogni giorno da migliaia di famiglie a residenze in cui la qualità dell’assistenza dipende in larga parte dalle persone che vi lavorano.

Commenti