Il funerale del re dei funerali. A venire celebrato giovedì mattina in Santa Maria delle Grazie non sarà solo l’ultimo saluto a un uomo energico e visionario. Con Alcide Cerato, morto l’altro ieri a 87 anni, se ne va l’imprenditore che ha saputo rivoluzionare un mondo da cui la verve creativa era rimasta, fino al suo ingresso in scena, cautamente distante: il business dell’addio, la dolorosa sequenza che accompagna la fine di ogni vita.
Fino all’esplosione del «fenomeno Cerato», i milanesi facevano il viaggio al cimitero nelle mani dei necrofori comunali - servizio importante, degnamente gestito, assai spartano - o di imprese di pompe funebri altrettanto grigie. La svolta arrivò nel modo più improbabile e da un mondo assai diverso da quello cimiteriale: da una gara ciclistica che nel 1964 aveva tra i suoi protagonisti uno dei campioni di allora del pedale nostrano. Era lui, Cerato, padovano, futuro luminoso nel regno delle due ruote. Che in una tappa del giro del Piemonte incappa in una caduta rovinosa, che lo spacca in più punti. Carriera finita. Anzi, inizio di un’altra carriera. Perché Cerato non è tipo da stare mani in mano. E cambia il modo di dire addio ai propri cari.
«Si dà il caso - raccontò anni dopo - che in ambito familiare ci fosse già qualcuno attivo nel settore e, dopo aver attentamente osservato la situazione, ritenni che fosse tempo di dare una sterzata, che potrei definire rivoluzionaria, a una professione che da tempi immemorabili tirava avanti in un grigiore piatto, in assenza del benché minimo segno di ammodernamento». L’esempio lo prese dall’America, dove il funerale moderno era già una realtà, «con l’intento di non imitare pedissequamente gli americani, ma filtrando questa nuova esperienza attraverso il substrato culturale e tradizionale della Penisola in modo da apportare un vento nuovo nel mondo funerario nazionale». Per questo la sua prima creatura si chiamò American Funeral. Ma il marchio della nuova carriera, destinato a diventare più familiare ai milanesi, fu quello di impresa San Siro: che fu anche nome e sponsor della squadra ciclistica di Cerato, che nel frattempo non aveva abbandonato la vecchia passione, fino a diventare presidente della Lega ciclistica professionistica.
L’ultima sua creazione, importata anch’essa dagli Usa, dove Cerato era rimasto attonito davanti all’imponenza delle pompe funebri Campbell di New York, furono le «case funerarie», prima a Baggio (dove domani lui stesso verrà ospitato) e poi in via Corelli. Per dare gli ultimi saluti ai defunti, prima c’era solo lo squallore degli obitori.
Business, simpatia, passione, rapporti forti con la politica milanese all’epoca in cui il Psi regnava indisturbato. Ma quando l’onda di Mani Pulite investì anche il mondo dei funerali, si scoprì che a seppellire dietro tangente i vecchietti della Baggina non era certo Cerato, ma il suo principale concorrente.
