Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 04:41
Cronaca nera

Corso Como, ancora uno stupro. “È il triangolo delle Bermude”

Una turista 19enne violentata nel retro dell’“Hollywood” da un uomo conosciuto nel privè. Lo sconcerto di De Corato (FdI)

Zona Garibaldi Un'area centralissima della città ma anche sempre più «difficile»

Milano ha un problema con corso Como che non è mai riuscita a chiamare con il suo nome. Lo chiama «movida», lo chiama «vita notturna», lo chiama «l’unico posto dove ancora si esce dopo la mezzanotte», ma purtroppo nel frattempo continua a essere il posto dove, nella notte tra Ferragosto e il 16 agosto, una turista 19enne viene violentata a pochi metri dall’ingresso della discoteca «Hollywood». È lì, tra i tavoli del privè, che la giovane ha incontrato l’uomo che poi l’ha aggredita, un uomo che ha poi descritto come proveniente dell’Est Europa, sulla quarantina. Il fatto è stato denunciato ai carabinieri della stazione «Porta Garibaldi» nelle ore successive, grazie all’intervento di un passante che, poco dopo le 5 di ieri, ha soccorso la ragazza mentre era in strada sotto shock e ha chiamato il 112.

La movida di agosto, va detto, è una movida orfana, senza la solita cornice di controllo sociale: i buttafuori che conoscono i clienti abituali, i baristi che tengono d’occhio, gli amici che aspettano fuori. Resta la scenografia, sparisce la rete.

«È ormai giunta l’ora di porre fine a questa indecenza! Corso Como, piazza Gae Aulenti e via di Tocqueville, rappresentano un vero e proprio triangolo delle Bermuda della sicurezza a Milano. - tuona Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia e vice presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera -. Serve quindi, che la Polizia Locale collochi un presidio fisso in tale zona, cosa che può benissimo fare dal momento che il sindaco-assessore alla Sicurezza Giuseppe Sala ha a disposizione ben 3.300 agenti. Non è infatti tollerabile, per una città civile, che una ragazza di 19 anni uscita per passare qualche ora di divertimento finisca per subire una violenza sessuale».

Del resto non lascerebbe dubbi sull’accaduto la prima «confessione» della ragazza ai carabinieri della stazione «Porta Garibaldi». «Mi ha violentata», dice la vittima. E racconta essere stata costretta a un rapporto sessuale contro la sua volontà. Prima di essere caricata in ambulanza e accompagnata in codice giallo alla clinica Mangiagalli per essere affidata agli esperti del servizio violenza sessuale e domestica (Svsd) la ragazza ha infatti ricostruito con gli investigatori dell’Arma la sua notte. Spiegando di aver conosciuto l’uomo nel locale e di aver trascorso con lui del tempo, ballando e bevendo insieme. Una volta fuori dall’«Hollywood», però, la coppia si sarebbe spostata nel retro del locale: lì, in strada, sarebbe avvenuto lo stupro.

Naturalmente all’arrivo delle pattuglie dei militari il presunto violentatore aveva già fatto perdere le proprie tracce. Il lavoro dei militari parte così da un doppio binario: i carabinieri sentiranno tutti i potenziali testimoni, tra addetti alla sicurezza e altri clienti, che potrebbero aver notato qualche dettaglio utile; di pari passo scandaglieranno le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza della discoteca e della strada alla ricerca di elementi che possano consentire di identificare l’uomo.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.